I MISTERI DEL CASO MORO, intervista con il professor GIUSEPPE DE LUTIIS, coordinatore dei consulenti della Commissione Parlamentare su stragi e terrorismo, autore del libro IL GOLPE DI VIA FANI.

I MISTERI DEL CASO MORO, intervista con il professor GIUSEPPE DE LUTIIS, coordinatore dei consulenti della Commissione Parlamentare su stragi e terrorismo, autore del libro IL GOLPE DI VIA FANI.

I MISTERI DEL CASO MORO, intervista con il professor GIUSEPPE DE LUTIIS, coordinatore dei consulenti della Commissione Parlamentare su stragi e terrorismo, autore del libro IL GOLPE DI VIA FANI.

Radio Omega Sound, ORA ZERO 32,trasmissione del 3 Aprile 2008, di Gianluca Scagnetti

 

Gentili ascoltatori di Radio Omega Sound un cordiale buonasera da Gianluca Scagnetti.

Esattamente trenta anni fa, il 4 Aprile 1978, l´attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, il professor Romano Prodi, comunicò al partito della Democrazia Cristiana di avere partecipato a una seduta spiritica nel corso della quale era stata indicata la parola “Gradoli” a proposito del luogo dove sarebbe stato tenuto prigioniero l´Onorevole Aldo Moro, sequestrato dai terroristi delle Brigate Rosse il 16 Marzo precedente.

L´apparente seduta spiritica aveva avuto luogo due giorni prima, il 2 Aprile, nella casa di campagna dell´economista Alberto Clò a Zappolini, in provincia di Bologna. Presenti a essa, oltre al proprietario e ai coniugi Prodi, anche altre otto persone che, a loro dire, evocato lo spirito di Giorgio La Pira, ricevettero un indizio sull´ubicazione della prigione dell´uomo politico democristiano attraverso il movimento di un piattino che avrebbe formato appunto la parola “Gradoli”.

Risultò immediatamente evidente che la pratica medianica era stata organizzata allo scopo di comunicare informazioni che potessero indirizzare gli investigatori su una pista utile alla liberazione di Moro senza però rivelarne la fonti.

Ma chi poteva avere interesse al fallimento dell´operazione Moro?

In passato si è parlato di elementi dell´Autonomia Operaia bolognese, di soggetti dell´area reggiana, la stessa di origine di Prodi, appartenenti alle cosiddette prime Brigate Rosse, cioè elementi legati al gruppo dei fondatori al tempo detenuti (Curcio e Franceschini). Si trattava di quei personaggi che nella prima fase di vita delle Brigate Rosse avevano propugnato la lotta rivoluzionaria sul modello della guerriglia sudamericana, ma che poi però erano state soppiantate ed escluse dalla gestione dell´organizzazione terroristica a seguito degli arresti dei capi storici e alla seguente affermazione di Mario Moretti come leader.

Una informazione, quella della seduta spiritica di Zappolini, la cui fonte sarebbe stata localizzata molto lontano dalla pianura emiliana: nella Repubblica democratica tedesca, pervenuta ai servizi segreti italiani attraverso il canali cecoslovacchi.

Tutta questa storia resta avvolta nel mistero, ma risulta invece molto chiaro che la pista non venne volutamente seguita. Infatti l´appartamento covo delle BR di via Gradoli 96 a Roma, situato in un complesso di edifici che ospitavano locali di proprietà o in uso a società fiduciarie del SISDE, era noto agli investigatori almeno dal 18 Marzo, cioè due giorni dopo il sequestro di Moro, quando lo stabile, ma escluso guarda caso soltanto l´appartamento-covo brigatista, era stato perquisito con esito negativo dalle forze di polizia.

Il 6 Aprile, sulla base dell´informazione assunta dopo la seduta spiritica, la Polizia veniva colpevolmente indirizzata verso il paese di Gradoli, nel viterbese, trascurando invece la fondamentale pista rappresentata dal covo sulla via Cassia a Roma.

Queste brevi note svolgono la funzione di introdurre l´argomento trattato quest´oggi a ORA ZERO, “i misteri del caso Moro”, argomento del quale discuteremo con il professor GIUSEPPE DE LUTIIS, dal 1994 al 2001 coordinatore dei consulenti della Commissione Parlamentare su stragi e terrorismo, nonché autore del libro IL GOLPE DI VIA FANI, PROTEZIONI OCCULTE E CONNIVENZE INTERNAZIONALI DIETRO IL DELITTO MORO, testo prefato dal giudice ROSARIO PRIORE ed edito per i tipi di Sperling & Kupfer.

Ma come consuetudine qui a ORA ZERO avvieremo la nostra conversazione con una breve prolusione che ci aiuterà a inquadrare meglio il contesto nel quale sono avvenuti quei fatti che hanno mutato il corso della politica italiana.

Al fine di comprendere meglio il progetto di Aldo Moro e, di converso, i suoi potenziali oppositori è necessario risalire alla fase di accentuazione del processo di graduale distacco del Partito Comunista Italiano dalla sua casa madre di Mosca.

Le posizioni di scontro  ideologico con il Partito comunista sovietico (PCUS), maturate dopo l´invasione della Cecoslovacchia nel 1968, erano state riaffermate con determinazione da Enrico Berlinguer durante la conferenza internazionale dei partiti comunisti operai che aveva avuto luogo in Unione sovietica nell´Aprile del 1969.

A quel tempo Moro intuì l´opportunità di un approccio nei confronti del PCI, di quella che allora venne definita la strategia dell´attenzione, cioè l´avvio di un lento percorso verso la distensione e la normalizzazione dei rapporti tra i due maggiori partiti politici italiani.

Il dialogo tra Moro e Berlinguer rese evidente che le difficoltà di una intesa tra DC e PCI avrebbero potuto essere superate, dato che sul piano propriamente politico non esistevano ostacoli insormontabili in grado di impedire nel lungo periodo la realizzazione di un´alleanza di compromesso e di alternativa sociale per il governo del Paese.

Erano però attivi nell´ombra numerosi e forti soggetti che si perseguivano l´obiettivo di impedire il compromesso storico.

Ai primi segnali di avvicinamento tra la DC e il PCI corrispose l´inizio della cosiddetta strategia della tensione, la tessitura delle trame più oscure e le ritorsioni internazionali. Sia Mosca che Washington per diverse ragioni erano contrarie a uno sviluppo politico di questo genere. Nel caso dei sovietici una inversione della pericolosa tendenza del PCI  si sarebbe potuta verificare soltanto mediante la realizzazione di una rottura dell´asse con la DC, evento che avrebbe consentito un riavvicinamento delle posizioni del PCI a quelle del Cremlino.

Ma questo mutamento di prospettiva avrebbe richiesto un´azione drastica sui gruppi dirigenti dei due partiti politici italiani direttamente coinvolti nel progetto consociativo.

Recentemente il parlamentare Fabrizio Cicchitto, attuale vice-coordinatore nazionale di Forza Italia – ma all´epoca del sequestro Moro parlamentare socialista già appartenente alla corrente di Riccardo Lombardi – ribadisce l´ipotesi del coinvolgimento del KGB nelle attività di contrasto del compromesso storico, che rinvenir ebbero per altro un precedente importante nel tentativo di eliminazione fisica di Enrico Berlinguer, posto in essere dai servizi segreti bulgari a Sofia il 3 Ottobre 1973. (*)

Nel caso di Moro un´azione risolutiva avrebbe necessitato di una centrale direttiva internazionale in grado di utilizzare in modo strumentale la maggiore organizzazione terroristica attiva in quel periodo in Italia, le Brigate Rosse.  Ma per riuscire nella etero direzione il presupposto necessario era quello dell´emarginazione dei capi storici, Curcio e Franceschini in primo luogo, fatto che avrebbe consentito l´ascesa al vertice del gruppo di un elemento pragmatico utile alla conduzione dell´operazione Moro.

In effetti sarà proprio Mario Moretti, personaggio da molti ritenuto ambiguo, a far nascere le “seconde Brigate Rosse”, costituendo e organizzando la colonna romana al precipuo scopo di effettuare il sequestro e la successiva eliminazione di Aldo Moro.

Sulla base di questa ipotesi al riorientamento della politica del PCI avrebbe inoltre contribuito la lobby di ex partigiani secchiani attiva all´interno del partito.

In totale disaccordo su questa ipotesi è Francesco Cossiga, all´epoca dei fatti ministro dell´Interno, l´uomo che gestì in prima persona la fallimentare ricerca della prigione brigatista di Moro.

Cossiga negli ultimi tempi ha più volte affermato che, al contrario di quanto comunemente si pensi, Mosca sarebbe stata invece favorevole al compromesso storico, perché era comunque un modo di attenuare alcuni aspetti della politica atlantica italiana.

Questo mentre gli americani e i loro referenti italiani manifestavano forti contrarietà alla prospettiva del compromesso storico. Del resto Aldo Moro era da tempo inviso al Segretario di stato statunitense Henry Kissinger e dell´amministrazione USA che nel Gennaio 1978, pochi giorni prima dell´eccidio di via Fani, richiamò in patria l´ambasciatore a Roma  Richard Gardner.

Il Dipartimento di stato lanciava dunque il suo duro monito: i leader (democratici) italiani devono dimostrare fermezza nel resistere alla tentazione di trovare soluzioni (politiche) tra le forze non democratiche, intendendo con questo i comunisti.

Washington era consapevole di rinvenire una sponda nel cosiddetto “partito americano”, che in Italia si articolava attraverso la destra democristiana, ampi settori del mondo economico e settori degli apparati di sicurezza dello Stato.

Inoltre il MOSSAD, dato che anche Israele aveva interesse al contrasto delle politiche morotee, filo-arabe sin dai tempi della diplomazia parallela dell´ENI condotta da Enrico Mattei.

Moro si era infatti posto più volte in contrasto con Tel Aviv, prima nel 1967, quando allo scoppio della Guerra dei sei giorni da Presidente del consiglio fece assumere una posizione di equidistanza tra arabi e israeliani, in seguito nel 1973 in maniera ancora più marcata, quando da ministro degli Esteri indusse il governo dell´epoca a rifiutare la concessione agli americani delle basi NATO in territorio italiano come scalo per la fornitura degli aiuti militari di Washington allo Stato ebraico, in quanto il conflitto dello Yom Kippur esulava dalle competenze previste nell´ambito dell´Alleanza atlantica.

I servizi segreti isreaeliani verranno più volte lambiti dalle ipotesi relative al loro coinvolgimento  nell´operazione Moro, sia per i loro tentativi di agganciamento delle Brigate Rosse. Anche in questo caso emergono dubbi sulla figura di Mario Moretti, sia in relazione alla presunta partecipazione alla fase del sequestro, che a quella successiva della detenzione del prigioniero, che alcuni ritengono sia avvenuta (almeno in parte) in un´abitazione situata nel ghetto ebraico di Roma, a breve distanza da via Caetani, luogo di ritrovamento del cadavere del leader democristiano.

Infine l´implicazione della misteriosa centrale terroristica internazionale, il “superclan” di Corrado Simioni, quello che il giudice Rosario Priore ha definito come il cervello parigino, cioè la presunta tecnostruttura di coordinamento delle trame internazionali che (inizialmente) Bettino Craxi denunciò come “il grande vecchio” del terrorismo, l´organizzazione di incerta matrice e incerti fini che attraverso Mario Moretti, dopo l´arresto dei capi storici, mediante l´esecutivo brigatista si sarebbe trovata ad avere il sostanziale controllo del gruppo terroristico italiano avviando quindi l´operazione Moro.

ORA ZERO – Professor De Lutiis, perché il “golpe di via Fani”? Oggi alcuni si ostinano ancora a presentare il sequestro e l´eliminazione di Aldo Moro (e della sua scorta) come un´operazione gestita esclusivamente dalle Brigate Rosse, quando nei fatti emergerebbero invece evidenti influenze esterne…

PROFESSOR  GIUSEPPE DE LUTIIS – <<Innanzitutto io penso che “il golpe” non è solo quando nella notte tra il sabato e la domenica i carri armati circondano il Parlamento, la Presidenza della Repubblica e la RAI. Sono lontani quei tempi, ormai i colpi di stato avvengono in altro modo.

Un attentato terroristico, non solo l´attentato, ma quella sequela di quei cinquantacinque giorni gestiti con una capacità di influenzare e di mettere in ginocchio il morale dei cittadini, rivela una strategia di tipo molto sofisticato e i brigatisti noti, a mio avviso, non erano in grado di condurre un sequestro di quel tipo.

Ad ogni modo rimanendo nel senso generale, è indubbio che la morte di Moro ha costituito l´occasione di chiudere con un´ipotesi politica, che comunque la si voglia giudicare, avrebbe portato a un rinnovamento del ceto politico italiano e quindi, probabilmente, avrebbe evitato quella degenerazione anche sul piano economico-finanziario della realtà politica italiana cha poi ha portato alla scoperta di tangentopoli.

Eco, questa fine anticipata, questa uccisione nella culla del progetto del compromesso storico e della solidarietà nazionale a me sembra si possa annoverare come un colpo di stato di tipo nuovo.>>

ORA ZERO – Oggi tutti si esprimono riferendosi alla tragedia di Moro come di una “morte annunciata”, a partire dal Presidente Emerito della Repubblica Cossiga, ma anche tanti altri che affermano che Moro era già stato condannato in precedenza. La congiuntura nella primavera del 1978 era tale che si rendeva possibile colpire il leader democristiano, personaggio scomodo a tutti. Moro stesso era addirittura intenzionato a ritirarsi dalla vita politica in seguito a un suo viaggio negli USA dove ebbe una violenta discussione con Kissinger. I sovietici e la presunta centrale cecoslovacca dietro le Brigate Rosse, Israele e il MOSSAD per via della Guerra dello Yom Kippur e, prima ancora, per le collusioni dell´ENI con gli arabi, il misterioso superclan e, soprattutto gli americani e la loggia massonica P2, organizzazione parallela che permeava gran parte dei vertici degli apparati di sicurezza italiani…

DE LUTIIS – <<Ecco, questo nell´ottica dell´interesse che le due maggiori potenze del mondo, URSS e USA, potevano avere nei riguardi di un progetto che certamente non gli dava tranquillità.     

All´Unione Sovietica perché un governo con la partecipazione comunista, ma in un ottica diciamo di democrazia che loro chiamavano “borghese” con libere elezioni, avrebbe fatto certamente risorgere quel legittimo desiderio di autogestione che i popoli dell´Europa orientale del blocco socialista avevano da sempre, da quando nel 1946-47 la divisione operata a Yalta li collocò nella parte orientale dell´Europa e li condannò non solo al comunismo senza averlo mai chiesto, ma a una subalternità molto forte rispetto all´Unione Sovietica.

Gli USA a loro volta temevano qualcosa di diverso, di tipo militare. A loro avviso i comunisti continuavano sempre a essere i “servi di Mosca”, quindi  un ministro comunista, sia pure insediato al dicastero del Turismo e dello Spettacolo ad esempio, avrebbe comunque potuto rappresentare un pericolo sul piano delle conoscenze militari, nel senso che il Consiglio dei ministri è il luogo dove probabilmente passano anche delle notizie coperte da segreto militare.

 Questa confluenza può essere avvenuta, naturalmente in via estremamente mediata, quindi non dobbiamo pensare a brigatisti consapevoli di essere contemporaneamente al servizio degli interessi statunitensi e sovietici. Penso che 2.990 brigatisti su 3.000 erano persone in buona fede, avevano delle idee che io non condivido affatto ma che possiamo ritenere genuine nella loro motivazione. I vertici delle Brigate Rosse, quelli che vivevano a Roma, a Firenze e Parigi probabilmente avevano questi contatti e dunque il discorso su questi 9-10 capi delle BR andrebbe approfondito per capire fino in fondo che cosa è stato il golpe di via Fani>>

ORA ZERO – Da anni ormai Moretti afferma che le Brigate Rosse sono state un fenomeno tutto italiano e che sulla vicenda Moro non c´è più niente da dire. Sono stati celebrati cinque processi, nel libro di Rossana Rossanda  questa tesi viene avvalorata. (**)

Infine Cossiga lo ripete nelle sue ultime interviste rilasciate alla stampa. Ora, senza timore di essere accusati di fare della dietrologia, oggi si parla – e ne parla anche lei nel suo libro – di Giovanni Senzani come di un possibile “agente d´influenza” dei servizi segreti francesi.

 

DE LUTIIS – <<Io non mi spingo fino a quel punto, però la figura di Senzani da quel punto di vista è certamente una figura estremamente interessante perché era un uomo che aveva contatti di alti livello al ministero di Grazie e Giustizia, era un assistente universitario ed era stato un anno negli USA con una borsa di studio che nei nostri documenti ufficiali risulta concessa dal CNR, ma un documento della Questura di Firenze afferma essere stata concessa dall´USIS. Ora sappiamo che l´USIS era certamente un organismo culturale degli Stati Uniti, ma abbiamo delle prove dalle quali risulta che anche sul piano culturale si può fare intelligence.

Ecco, noi, ripeto, non abbiamo assolutamente nessuna prova specifica né su Senzani né su nessuno degli altri personaggi che possiamo mettere sotto la lente d´ingrandimento, ma sta di fatto che la perfezione e la capacità anche militare nella esecuzione della strage di via Fani sembrano indicare che ci potrebbe essere stato qualcuno non brigatista dotato di capacità militari superiori.

Poi tutto un discorso che può partire dalla scuola di lingue Hypèrion di Parigi, che era una scuola atipica sulla quale è possibile pensare che nel cinquantennio della Guerra fredda, accanto a tutte le misure di opposizione tra Est e Ovest, vi siano state delle “isole”, come dire, delle “stanze di compensazione” dove confluivano non direttamente agenti della CIA e del KGB, ma uomini vicini ai due grandi servizi allo scopo di smussare eventuali cause di frizione.

Non va infatti dimenticato che all´interno dell´Europa correva la cortina di ferro un luogo di possibili scontri. Si può dunque ipotizzare che in Europa vi siano stati più di un luogo dove si tentava di avere un dialogo, una sorta di stanza di compensazione appunto. In uno di questi luoghi potrebbe essere sorto il desiderio di frenare o di interrompere  l´esperimento del compromesso storico.

Noi non abbiamo potuto indagare a lungo sull´Hypèrion per vari motivi, si verificò una fuga di notizie giornalistiche su un importante quotidiano, vi furono obiettive difficoltà con settori dei servizi segreti francesi, però c´è qualche indizio che ci porta a ritenere che quella scuola possa avere avuto un ruolo. Non dimentichiamo che fu la “scuola” che fece da mediazione tra l´OLP e le Brigate Rosse per una fornitura di armi dall´organizzazione palestinese a quella terroristica di Moretti, che si recò personalmente in Libano a bordo della nave Papago a ritirare il carico di armi e a portarlo in Italia.>>

ORA ZERO – Ma gli uomini dell´Hypèrion nel passato, quando il gruppo si chiamava “superclan”,  avevano già tentato di infiltrare il gruppo reggiano di Franceschini e poi a Milano le prime Brigate Rosse di Curcio e della Cagol. Questo stesso gruppo di Simioni e Mulinaris, indicato da Craxi come il grande vecchio del terrorismo italiano, viene ricondotto addirittura a Edgardo Sogno per le azioni di contro insorgenza intraprese in Italia dalla metà degli anni Sessanta. Nel suo libro lei parla delle attività di insorgenza e la contro insorgenza, come le ha definite di “destabilizzazione per la stabilizzazione” ideate e condotte dalla NATO all´indomani della fine della Guerra di Corea. Rientra dunque  anche il superclan/Hypèrion in questa strategia?

DE LUTIIS – <<Intanto diciamo anzitutto che gli uomini che in seguito avrebbero costituito il “superclan” avevano partecipato a quella specie di sede fondativa, non dico delle Brigate Rosse, ma di una organizzazione estremista già nel Novembre del 1969 a Chiavari in un teatro della curia di Genova. In quella sede erano presenti quegli individui che poi avrebbero costituito l´Hypèrion, poi se ne allontanarono e se ne allontanò anche Moretti, che però dopo otto mesi rientrò nelle Brigate Rosse propriamente dette, cioè quelle di Curcio e Franceschini. Che cosa abbia fatto il gruppo del superclan tra il 1970 e il 1974 non è ancora chiarissimo, si sa per esempio che Vanni Mulinaris scomparve da Udine tanto  che si allarmarono anche i parenti giungendo a chiedere al suo avvocato che fine avesse fatto. Nel 1974 si dice che essi si siano trasferiti a Parigi, però la scuola di lingue viene aperta nel 1976: cosa hanno dunque fatto tra il 1974 e il 1976?

Naturalmente da questo non è possibile trarre conclusioni su un coinvolgimento personale dei vertici di questa scuola, però resta un percorso non così trasparente come quello dei brigatisti di prima generazione.

Poi c´è l´arresto nel 1974 di Curcio e Franceschini seguito da quello di Semeria e dalla morte di Mara Cagol…>>

ORA ZERO – C´è chi parla apertamente di operazioni realizzate grazie a un “tradimento” di Moretti…

 

DE LUTIIS – <<C´è chi parla del tradimento di Moretti perché una strana telefonata mise al corrente un fiancheggiatore delle Brigate Rosse che all´incontro del giorno successivo tra un collaboratore dei carabinieri infiltrato nell´organizzazione (Silvano Girotto “frate mitra”, n.d.r.) e i brigatisti a Pinerolo ci sarebbe stato l´arresto dei brigatisti. Moretti fu messo la corrente, però si guardò bene dall´avvertire Curcio e Franceschini che si recarono all´appuntamento e furono arrestati.

Certo, tutti questi arresti e la morte della Cagol costituirono la base per la presa del potere di Moretti delle Brigate Rosse. Da quel momento, ma noi lo sapremo alcuni anni dopo, Moretti divenne il capo delle Brigate Rosse.

Anche questo da solo non può dire nulla, però c´è questa fase nel corso del 1974 nella quale tutta la vecchia guardia delle Brigate Rosse viene emarginata, arrestata o uccisa.>>

ORA ZERO – E muta anche la strategia dell´organizzazione terroristica, che passa dall´ipotesi relativa alla guerriglia di tipo sudamericana alla fase più propriamente militare  con la costituzione della colonna romana allo scopo di effettuare l´operazione Moro…

DE LUTIIS –  <<Esattamente, muta la strategia e da quel momento iniziano le gambizzazioni e poi le uccisioni. In precedenza ci erano stati solo due omicidi, ma erano stati dichiarati dai brigatisti “omicidi di necessità”, nel senso che a Padova alcuni terroristi erano entrati in una sede del MSI che ritenevano vuota ma invece trovarono due persone che reagirono e che nella colluttazione i brigatisti ritennero di dover uccidere. Dal 1976 in poi c´è una strategia mortifera di uccisioni e di gambizzazioni che arriverà fino a via Fani e oltre.>>

ORA ZERO – Le mille stranezze di via Fani: i due terroristi in motocicletta che scompaiono dalla scena, i rullini delle foto scattate da un residente e consegnate agli inquirenti che risultano misteriosamente introvabili e da ultimo la strana presenza di un colonnello del SISMI nonché addestratore di GLADIO presente in via Fani al momento dell´agguato…?

 

DE LUTIIS – <<La magistratura  non indagò a fondo sulla vicenda del colonnello del SISMI in via Fani anche perché venne messa in giro la voce che egli era morto, in realtà in quel momento non lo era ma morì in seguito senza che nessun magistrato  abbia chiarito le ragioni di questa presenza in via Fani al momento dell´agguato.

Senza essere troppo dietrologi si può anche pensare che il SISMI possa avere ricevuto una notizia generica che in via Fani sarebbe avvenuto qualcosa di grave e abbia mandato un suo ufficiale a verificare cosa sarebbe successo.

Per altro sul luogo dell´agguato erano presenti anche altre figure strane, uomini vestiti con uniformi dell´Alitalia che parteciparono all´attentato. Perché così riconoscibili? Se non fosse passato Moro il giorno successivo non si sarebbero potuti ripresentare vestiti con quelle uniformi… qualcuno ha introdotto l´ipotesi che le Brigate Rosse non fossero militarmente preparate a uno scontro così grave e che quegli uomini in uniforme dell´Alitalia in effetti fossero soggetti che facevano capo ad altre entità, quali ad esempio la `ndrangheta al fine di essere riconosciuti dal gruppo di fuoco dei brigatisti e quindi non cadere vittime dell´attentato ma esserne compartecipi, indossata l´uniforme sarebbero risultati identificabili come “amici” dai terroristi.>>

ORA ZERO – Perché la `ndrangheta?

DE LUTIIS – <<Questo è difficile dirlo, si sa per certo che l´UCIGOS nei giorni successivi emise un comunicato con venti fotografie di possibili attentatori, in realtà quell´elenco, anche se fu molto criticato perché due dei venti indicati allora si trovavano in carcere, riportava diciassette persone che in seguito risultarono partecipanti all´operazione. Ebbene in questo elenco risultava anche Giustino De Vuono, tiratore scelto della `ndrangheta che proveniva addirittura dalla Legione Straniera francese dalla quale era stato espulso  per indegnità, che uscì dalle indagini alla chetichella e di cui non si seppe più nulla.

Un tiratore scelto di un´altra organizzazione è fortemente ipotizzabile che ci sia stato, posto che ben quattro armi dei brigatisti  si erano inceppate, quindi qualche dubbio sulla dinamica di quella giornata esiste ancora.>>

ORA ZERO – Per concludere professor De Lutiis, operazione Moro: etero direzione o autonomia da parte delle Brigate Rosse?

DE LUTIIS – <<Diciamo che le Brigate rosse hanno avuto la loro autonomia in tutte le altre attività, non pensiamo a un “grande vecchio” a una Spectre che ha influenzato l´intera attività dell´organizzazione terroristica.

Possiamo ipotizzare che strutture occulte o servizi segreti  anche di paesi esteri alla notizia che era in preparazione il sequestro di un uomo politico possano avere lasciato che avvenisse  il fatto e poi, per quanto riguarda i servizi italiani, non avere indagato, dobbiamo ricordare che i servizi segreti erano stati appena ricostituiti dopo la riforma del 1977  e furono nominati ai loro vertici due aderenti alla loggia massonica P2. Sta di fatto che i servizi mi sembra non abbiano brillato, a mio avviso bastava pedinare Pace e Piperno, che quasi ogni sera incontravano a cena in un normale ristorante di Trastevere Morucci e Faranda, per poi proseguire con il pedinamento di questi ultimi e arrivare con facilità a Moretti e quindi, infine, al covo brigatista dove presumibilmente era tenuto prigioniero Moro.>>

La trasmissione odierna, dedicata ai misteri del caso Moro si conclude qui.

Ringraziamo per la sua gentile partecipazione il professor GIUSEPPE DE LUTIIS, autore del libro IL GOLPE DI VIA FANI, protezioni occulte e connivenze internazionali dietro il delitto Moro, edito da Sperling & Kupfer e diamo appuntamento ai radioascoltatori a giovedì prossimo alle ore 16:20, ricordando che è possibile ascoltare ORA ZERO sulle frequenze di Radio Omega Sound, FM 102.200 MHz e 91.400 MHz, nonché in rete, connettendosi al sito internet www.radioomegasound.it

Qualora ne ravvisaste la necessità esiste anche l´opportunità di ascoltare la trasmissione di ORA ZERO in replica il lunedì mattina seguente alle ore 08:30.

Gentili ascoltatori un cordiale buonasera da Gianluca Scagnetti.

NOTE

(*)  Il pomeriggio del 3 Ottobre 1973, dopo una serie di incontri burrascosi avuti a Sofia con il presidente bulgaro Todor Zivkov, Enrico Berlinguer fu coinvolto in uno strano incidente stradale mentre dalla città di Sofia si recava all´aeroporto internazionale per fare ritorno in Italia. La vettura dove aveva preso posto Berlinguer, inserita in una colonna di auto scortate dalla polizia, venne investita da un autocarro carico di pesanti pietre. Il leader comunista italiano seppur ferito scampò alla morte, ma nell´impatto perse la vita il suo interprete e rimasero feriti due alti dirigenti comunisti bulgari. In seguito si appurò che l´autocarro investitore apparteneva alla Balgarska Narodna Armija (le forze armate di Sofia) e che il suo conducente era un appartenente alle forze speciali dell´esercito bulgaro. I sospetti si indirizzarono subito sull´UBO, i servizi segreti della Bulgaria comunista. I sospetti avrebbero preso ulteriore consistenza negli anni successivi la caduta del regime di Zivkov, quando venne reso noto che i dirigenti comunisti di Sofia che accompagnavano Berlinguer e che rimasero feriti nell´incidente automobilistico avevano assunto una posizione non in linea con quella della dirigenza del Partito comunista bulgaro, quindi erano dei potenziali obiettivi dei sicari dell´UBO. (n.d.r.)

(**) Si tratta di un libro duramente criticato da uno dei fondatori delle Brigate Rosse, Alberto Franceschini, uno dei capi storici dell´organizzazione. Egli nel suo libro scritto insieme al giornalista Giovanni Fasanella (Che cosa sono le BR, edizioni BUR, Maggio 2004, pagg. 182 e ss.),  riferendosi al libro intervista con Mario Moretti di Rossana Rossanda e Carla Mosca, Brigate Rosse una storia italiana, edizioni Anabasi Aprile 1994, parla apertamente di un´operazione di disinformazione posta in essere mediante la <<costruzione di una verità ufficiale – dato che secondo Franceschini – attorno a quel libro hanno costruito una vera e propria operazione politica, il cui senso è chiaro sin dal titolo: le BR sono un fenomeno assolutamente autoctono, italiano, tutto interno alla tradizione culturale della sinistra. Ogni altra interpretazione è semplicemente “dietrologia.”>>

 Egli aggiunge poi che: <<In quell´intervista Moretti si preoccupa costantemente di tagliare ogni filo che possa condurre a Parigi (…)

Lo fa andando spesso non solo contro la logica e il buon senso, ma persino contro le dichiarazioni estremamente chiare e precise di molti testimoni e pentiti. La Rossanda, sin dalla prefazione, avalla apertamente la ricostruzione di Moretti, nobilitandola con il proprio prestigio. E questo francamente  mi risulta difficile da comprendere.>>

Franceschini afferma quindi che la Rossanda di fronte alla verità di Moretti avrebbe smesso di esercitare la sua intelligenza critica sul fenomeno terroristico di sinistra, aggiungendo inoltre che il libro intervista di Rossanda e Mosca è stato pubblicato dalla casa editrice Anabasi, fondata tra gli altri nei primi anni Novanta da Sandro D´Alessandro, uno degli uomini più fidati di Corrado Simioni, una delle “menti” principali di Hypèrion. (n.d.r.)