● ORA ZERO trasmissione n°99 del 30 maggio 2016 – OLIMPIADI 2024, candidatura della città di Roma: i dubbi sull’opportunità di questo evento e l’ostracismo del CONI e dei “poteri forti” al referendum consultivo promosso dai Radicali; i dubbi sull’operato dell’Amministrazione comunale capitolina. Conferenza stampa del 18 maggio 2016 nella sede di via di Torre Argentina a Roma.

● ORA ZERO trasmissione n°99 del 30 maggio 2016 – OLIMPIADI 2024, candidatura della città di Roma: i dubbi sull’opportunità di questo evento e l’ostracismo del CONI e dei “poteri forti” al referendum consultivo promosso dai Radicali; i dubbi sull’operato dell’Amministrazione comunale capitolina. Conferenza stampa del 18 maggio 2016 nella sede di via di Torre Argentina a Roma.

  • ORA ZERO trasmissione n°99 del 30 maggio 2016 – OLIMPIADI 2024, candidatura della città di Roma: i dubbi sull’opportunità di questo evento e l’ostracismo del CONI e dei “poteri forti” al referendum consultivo promosso dai Radicali; i dubbi sull’operato dell’Amministrazione comunale capitolina. Conferenza stampa del 18 maggio 2016 nella sede di via di Torre Argentina a Roma.

  

Come sapete abbiamo avviato un referendum sulle olimpiadi, ma purtroppo qualcuno vuole boicottare questa opportunità per i cittadini romani di decidere, di dire la loro. Con questa lettera il CONI ha di fatto chiesto al Comune di sospendere il referendum sulle olimpiadi, e l’Amministrazione comunale violando la legge, violando i propri regolamenti, commettendo un abuso d’ufficio, gli ha dato ragione. Noi ricorreremo al TAR e faremo una denuncia anche in sede penale perché i cittadini romani devono avere la possibilità di esprimersi su questo grande evento che a noi non convince.

 

   ORA ZERO – Gentili ascoltatori di Radio Omega un cordiale buonasera da Gianluca Scagnetti. Quella che avete appena ascoltato era la voce indignata di Riccardo Magi, segretario dei Radicali italiani, che in modo vibrato denunciava il progressivo restringimento degli spazi di democrazia in Italia.

Cosa è accaduto? In sostanza, dietro forti pressioni esercitate dal CONI, il Comitato olimpico nazionale italiano, il Comune di Roma – che, lo ricordiamo, attualmente non è governato da un sindaco e da una giunta eletta dai cittadini, ma da un commissario straordinario, il prefetto Francesco Paolo Tronca – ha impedito l’esercizio dei diritti propri della cittadinanza bloccando, di fatto, la raccolta delle firme necessarie per richiedere l’indizione di un referendum popolare di natura consultiva avente a oggetto il ritiro della candidatura della città di Roma alle olimpiadi previste per il 2024.

Una città sommersa dai debiti e dal degrado, dove emergenze di vario genere (trasporti, casa, rifiuti) caratterizzano la quotidianità, dovrebbe sobbarcarsi un onere finanziario per delle opere faraoniche di dubbia utilità. Roma ha appena finito di pagare i debiti contratti ormai quasi trent’anni fa per finanziare i mondiali di calcio del 1990 e i cittadini della capitale ricordano bene le spese fuori controllo di quel periodo. Oggi si ripropone dunque un “grande evento” del genere – il termine va doverosamente virgolettato -, le olimpiadi del 2024 appunto, un possibile torta per speculazioni e investimenti in opere assolutamente non necessarie.

La grancassa della propaganda, attraverso la melassa mediatica, propina all’opinione pubblica questa candidatura come un’opportunità per lo sport e lo sviluppo della città di Roma, ma la storia recente – Atene insegna, mentre sull’Expò di Milano per trarre delle conclusioni dovremo attendere ancora un consuntivo generale – testimonia che spesso dietro a queste operazioni si celano interessi di potenti comitati di affari. Gli stessi che – secondo i Radicali italiani – potrebbero aver condizionato la macchina amministrativa del Campidoglio, che di conseguenza avrebbe posto in essere degli atti illegittimi. Il Segretariato del Comune di Roma non ha restituito agli stessi Radicali, promotori del referendum popolare, i moduli per la vidimazione delle firme da parte dei sottoscrittori. Non solo, dopo aver ricevuto una lettera dal CONI, l’Amministrazione comunale ha chiesto un rinvio, motivandolo – sempre a detta dei Radicali – in maniera inconsistente, impedendo così al comitato promotore del referendum l’inizio della raccolta delle firme.

La Costituzione della Repubblica italiana statuisce che il referendum sia uno degli istituti di democrazia diretta a disposizione dei cittadini, impedirne il libero esercizio è quindi cosa molto grave.

ORA ZERO di seguito trasmetterà la registrazione della conferenza stampa di denuncia che ha avuto luogo nella sede dei radicali italiani in via di Torre Argentina a Roma il 18 maggio scorso, proprio il giorno precedente la scomparsa del loro leader Marco Pannella. Le voci che ascolterete saranno quelle di Alessandro Capriccioli (segretario dei Radicali Roma), di Riccardo Magi (segretario dei Radicali italiani) e dell’avvocato Francesco Mingiardi.

Io vi saluto qui, augurandovi un buon ascolto e un cordiale buona sera.

 

ALESSANDRO CAPRICCIOLI - Benvenuti a questa conferenza stampa, io sono Alessandro Capriccioli, segretario dei radicali Roma e candidato al Comune di Roma nella lista Radicali Federalisti Laici Ecologisti, alla mia sinistra Riccardo Magi segretario dei Radicali italiani e capolista della stessa lista al Comune e ancora alla mia sinistra Francesco Mingiardi, avvocato e anche lui candidato al Comune nella stessa lista.

Io vi faccio un attimo un riassunto delle puntate precedenti rispetto all’oggetto di questa conferenza stampa che riguarda le violazioni che sono state fatte in relazione alla presentazione del referendum sulle olimpiadi del 2024. Noi nei mesi di gennaio e febbraio di quest’anno abbiamo raccolto le firme per chiedere un referendum consultivo sull’eventuale ritiro alla candidatura alle olimpiadi del 2024. Come sapete, il referendum può essere indetto o dal sindaco di un comune, oppure, qualora il sindaco non lo indica, da mille cittadini che ne facciano richiesta raccogliendo le loro firme autenticate e depositandole in comune. Noi abbiamo depositato le mille firme per la richiesta del referendum il 17 marzo, la legge prevede che dopo questo deposito ci sia un mese di tempo durante il quale la commissione che è istituita appositamente per questo, la commissione del comune valuti il quesito e valuti la praticabilità del quesito, cosa che è accaduta, quindi dopo un mese, il 18 di aprile la Commissione ha dato l’ok al quesito – ha detto che il quesito andava bene, facendo anche una serie di considerazioni nella motivazione di questo assenso – e questa decisione ci è stata notificata il 21 di aprile.

Che cosa prevede la legge a questo punto? Che ci sia dopo questa notifica un mese di tempo per iniziare a raccogliere le firme sui moduli, naturalmente, che vanno predisposti e vidimati presso il Comune. Noi abbiamo predisposto i moduli e li abbiamo portati al Comune per la vidimazione con l’idea di iniziare la raccolta firme entro questo mese e cioè, per capirci, il week-end del 14 e 15 maggio, in concomitanza con la campagna elettorale. Abbiamo atteso qualche giorno per avere la vidimazione, che ci venissero restituiti questi moduli vidimati per la raccolta delle firme, non si capiva bene cosa fosse successo e perché questi moduli non ci fossero dati così come servono per poter iniziare la campagna e, a questo punto, dopo qualche giorno di attesa che non ci sapevamo spiegare, Riccardo Magi – al quale adesso do la parola – si è recato presso il Segretariato del Comune a ritirare i moduli o a informarsi di quello che fosse successo. E adesso prosegue Riccardo la storia…

 

RICCARDO MAGI – Grazie Alessandro, grazie a tutti. Dunque ci trovavamo già la scorsa settimana nel mese di tempo all’interno del quale, a discrezione del comitato promotore del referendum di cui noi siamo rappresentanti, si può avviare la raccolta delle firme. Perché poi da giorno in cui il comitato promotore decide di avviare questa raccolta decorrono i tre mesi complessivi che si hanno per raccogliere tutte le firme. Ricordiamo che le firme – ai sensi dello Statuto di Roma Capitale – dopo una nostra iniziativa, sono l’1% del numero dei cittadini residenti, quindi esattamente 28.600 sottoscrizioni. Abbiamo dovuto fare un’iniziativa per ottenere questo, precedentemente alla modifica dello Statuto erano 50.000 le sottoscrizioni necessarie.

Torniamo quindi alla scorsa settimana. Noi portiamo i moduli – che sono questi qui – redatti in modo conforme alle indicazioni dell’Amministrazione comunale e ne chiediamo la vidima, quindi il timbro che va apposto a cura dell’Amministrazione per iniziare la raccolta delle firme. Trascorrono alcuni giorni di contatti telefonici nei quali ci sono dei rinvii, delle richieste di rinvio da parte dell’Amministrazione e non si capiva bene il motivo, finalmente nella giornata di venerdì scorso mi reco personalmente in Campidoglio. Mi viene detto che ci sarebbero dei problemi legati alla delega di chi deve vidimare questi moduli, insomma: una serie di motivazioni davvero poco consistenti, finché io non dico che non mi sarei mosso dal Campidoglio se non avessi ricevuto i moduli vidimati per iniziare la raccolta delle firme nel week-end che noi, come comitato promotore, avevamo deciso, cioè sabato e domenica scorsi.

Dopo quattro ore di permanenza negli uffici del Campidoglio, ore nelle quali mi ha raggiunto anche l’avvocato Mingiardi, e dopo, appunto, aver detto che non ci saremmo mossi di lì senza avere avuto una spiegazione o avere avuto i moduli vidimati, ci viene notificata una nota che avete, a firma del vicesegretario generale del Comune con la quale ci si informa che, di fatto, si sospende il decorrere del tempo, quindi si sospende il mese all’interno del quale noi potevamo avviare la raccolta delle firme.

Perché questo atto è un atto illegittimo? Gravemente illegittimo e rappresenta una violazione dei diritti politici dei cittadini del tutto arbitrario?

Per una serie di profili. Innanzitutto l’ammissibilità del quesito così come tutta la materia inerente il procedimento referendario è di competenza esclusiva della Commissione per i referendum, che è un organo che si crea appositamente e che è composto dal segretario generale del Comune di Roma, dal capo di gabinetto del sindaco (in questo caso dal capo di gabinetto del Commissario) e da tre docenti universitari ordinari di diritto pubblico, amministrativo, costituzionale delle tre università di Roma. L’organo ha questa composizione, quindi con soggetti –  i professori – esterni all’Amministrazione proprio perché deve avere una connotazione di terzietà rispetto all’Amministrazione e rispetto, ovviamente, al comitato promotore dei referendum. Tutto il procedimento referendario, e quindi la valutazione delle prime mille firme, la valutazione dell’ammissibilità del quesito, la valutazione delle successive 29.000 firme, la disciplina degli spazi di informazione ai cittadini è di esclusiva competenza di questo . quindi, questo atto a firma del vicesegretario generale, che è una figura gerarchicamente sottoposta al segretario generale, che è solo uno dei membri di questa commissione, già solo per questo è illegittimo.

Altro motivo per cui è gravemente illegittimo: il regolamento del Comune di Roma esclude dal procedimento referendario tassativamente l’intervento di soggetti terzi rispetto all’Amministrazione comunale e rispetto al comitato promotore dei referendum. Qui, invece, si dice che la motivazione della sospensione del procedimento referendario è dovuta testualmente a una nota, che in data 6 maggio 2016, il Comitato olimpico nazionale, cioè il CONI, ha inviato al segretario generale. Al di là del merito del contenuto di questa nota che il CONI ha inviato, questa comunicazione non doveva minimamente essere presa in considerazione e non doveva avere alcun tipo di ricaduta sul procedimento referendario.

Allora, la gravità di questa situazione è tale che ci ha spinto immediatamente a impugnare questo atto davanti al TAR e, ora ce ne parlerà l’avvocato Mingiardi, approfondendo alcuni profili e chiarendoli. Però qua c’è anche un altro aspetto di natura penale. Innanzitutto noi abbiamo depositato il ricorso al TAR, però in questa sede vogliamo rivolgerci anche direttamente al prefetto Commissario Tronca, che ha la responsabilità dell’azione amministrativa del Comune di Roma in questa fase, perché auspichiamo immediatamente che l’Amministrazione torni sui suoi passi. Evidentemente è stata fatta molta confusione, c’è stata oggettivamente una ingerenza indebita e grave da parte del CONI, ma la responsabilità ovviamente è di chi, rispetto a questa nota, ha fatto conseguire un cambiamento di decisione, tra l’altro – ripeto – illegittimo rispetto a un procedimento già avviato. Ovviamente valutiamo, dopo il ricorso al TAR, un esposto, una denuncia in sede penale per omissione di atti di ufficio, abuso d’ufficio e anche per attentato ai diritti politici e civili dei cittadini. A te Francesco…

 

   FRANCESCO MINGIARDI - Riccardo ha spiegato benissimo nella realtà quali sono i profili di illegittimità dell’atto, della nota del vicesegretario generale. Sono tre: l’atto è nullo in quanto emesso in carenza di poteri, si parla in termini tecnici di difetto di attribuzione, il vicesegretario generale e, comunque, il Comune non avevano il potere di adottare un atto di sospensione di fatto dell’attività referendaria. L’attività referendaria è innescata da cittadini, che diventano promotori quando raccolgono mille firme, e l’interlocutore dei cittadini è la Commissione per il referendum, che è un organo molto autorevole, formato da tre docenti universitari oltre a una rappresentanza del Comune (il segretario generale e il capo di gabinetto del sindaco). Quindi una commissione autorevole che ha al suo interno anche una rappresentanza del Comune. Il Comune nei confronti di questa Commissione è parte del procedimento, così come è parte il comitato promotore, e può interloquire con la Commissione per il referendum con delle memorie scritte, quindi c’è una ritualità ben precisa che non può essere violata. Il procedimento nella sua fase iniziale si conclude con l’ammissione o il rigetto del referendum e, nel caso di specie, è stato ammesso il referendum, è stato ritenuto valido il quesito in quanto omogeneo, chiaro e non ingannevole, quindi la Commissione ha ritenuto che una consultazione referendaria su quel quesito si potesse svolgere e ha richiesto che il Comune collaborasse – ha specificato – che non si potesse mettere di traverso rispetto a questa esigenza, per appunto favorire la vidimazione dei moduli e quindi l’avvio della raccolta delle sottoscrizioni.

Un secondo profilo di illegittimità dell’atto.. diciamo, un secondo livello di illegittimità, perché pur volendo ammettere che una qualche legittimazione del Comune non c’è, vi è stata una violazione del regolamento degli istituti di partecipazione popolare, un regolamento del Comune di Roma adottato nel 1994, cose che quindi l’Amministrazione dovrebbe ben conoscere. Quel regolamento prevede all’articolo 9 che non sono ammesse ingerenze di soggetti terzi, quindi se tu vuoi interloquire con la Commissione per i referendum devi, o raccogliere mille firme o essere il Comune. Altre possibilità non ci sono. Quindi, assolutamente il Comune non avrebbe dovuto consentire l’ingerenza da parte del CONI nel procedimento.

Un terzo profilo di illegittimità è legato alla motivazione: non è sufficiente che un atto amministrativo, per altro con delle ricadute così gravi, si limiti a richiamare, nella fattispecie l’atto del CONI, limitandosi a dire che l’atto del CONI solleva delle eccezioni o delle perplessità sull’ammissibilità del quesito. Non c’è una prognosi sulla ragionevolezza, sulla fondatezza delle motivazioni del CONI, manca del tutto una valutazione da parte dell’Amministrazione sulla sostenibilità delle posizioni del CONI, che per altro manca totalmente.

Questi sono essenzialmente i tre profili di illegittimità che sono stati esposti a scalare dal più grave, che è un vizio di illegittimità, ai vizi di annullabilità. È evidente che questa cosa ha arrecato un danno alla consultazione referendaria perché, ovviamente, una cosa è sottoporre un quesito referendario ai cittadini in costanza della campagna elettorale, altra cosa è sottoporlo dopo. E peggio ancora se viene rinviato, come è stato rinviato il termine di avvio della raccolta referendaria, i tre mesi scalano nel tempo e quindi se i tre mesi – nelle intenzioni del comitato promotore – dovevano essere aprile, maggio e giugno, possono diventare, non si sa cosa in effetti diventeranno, giugno, luglio e agosto, ed è evidente che in agosto è difficile raccogliere le sottoscrizioni per indire il referendum. Questi fatti diventano sostanzialmente un danno per i Radicali italiani, per i Radicali Roma, che sono i promotori di questa attività referendaria e di questo danno si può chiedere conto all’Amministrazione che ha commesso l’atto illegittimo. E, in effetti, su questo noi abbiamo fatto ricorso, anche in via provvisionale. Abbiamo chiesto, data l’estrema urgenza, al presidente della II sezione del TAR che ci autorizzasse a notifiche (…), e ci è stato concesso; abbiamo chiesto un provvedimento di urgenza ai sensi dell’articolo 56 del Codice del processo amministrativo che prevede, appunto, una procedura abbastanza informale di fronte al presidente di Sezione e quindi nel giro di poche ore – i giuristi dicono “ad horas” – ci sarà un primo incontro con il presidente.

Questo è quanto. Per quanto riguarda gli altri aspetti, appunto, li stiamo valutando. L’omissione di atti di ufficio perché non è stata concessa la vidimazione quando è un obbligo del Comune provvedere alla vidimazione. Quindi c’è un abuso – per i motivi che ho detto prima -, sono state violate delle norme che imponevano al Comune di rimanere estraneo a un provvedimento del quale non è titolare e c’è un attentato ai diritti civili e politici dei cittadini, perché il referendum è un diritto civile e politico dei cittadini, particolarmente importante perché è un istituto di democrazia diretta.

RICCARDO MAGI - Altri due aspetti di approfondimento, molto rapidamente, per tutti questi motivi l’Amministrazione comunale non avrebbe dovuto neanche prendere in considerazione i contenuti della nota del CONI, dopodiché, se vogliamo rapidamente vedere quali sono i contenuti della nota del CONI, tra l’altro espressi in una maniera estremamente farraginosa dal punto di vista giuridico, questi sono gli stessi argomenti che la stessa Commissione aveva già valutato e risolto dando l’ammissibilità. Ad esempio il CONI dice: le olimpiadi sono un evento che riguarda diversi livelli istituzionali e non solamente l’Amministrazione comunale, quindi non è di competenza… ma noi nella delibera di ammissione del quesito avevamo, nero su bianco, da parte della Commissione esattamente questa argomentazione: nonostante le olimpiadi siano un evento che riguarda diversi livelli istituzionali, l’atto amministrativo che dà il via alla candidatura è quello adottato dal sindaco su indirizzo del Consiglio comunale e quindi la Commissione ritiene che… i professori universitari insieme al segretario generale e al capo di gabinetto, organo di cinque membri che vota a maggioranza, quindi questo è un altro profilo che non è che poi il vicesegretario da solo può sospendere quello che è stato deciso.. la Commissione aveva già detto che si può tenere un referendum comunale su questa materia.

Ci sono domanda da parte dei giornalisti?

 

STAMPA (non si presenta) - Se avete notizie sulla tempistica del TAR, quando dovrebbe arrivare qualche cosa…

 

   FRANCESCO MINGIARDI - Probabilmente un primo incontro, anche se non c’è stata ancora una convocazione, potrebbe tenersi nel giro di quarantottore, già entro il 20, entro la fine della settimana.

 

   ORA ZERO - In termini molto semplici, potreste svolgere alcune considerazioni su questo nuovo avvenimento? Cioè, si passa dalle parole ai fatti e, probabilmente, da qualche parte pensano già in tasca le olimpiadi del 2024? In definitiva: c’è ostracismo o no?!?

 

   RICCARDO MAGI - Mah, noi siamo abituati a valutare gli atti amministrativi e a riportarli in un quadro di legalità e di rispetto delle norme… ripeto: evidentemente c’è un’ingerenza, in questo caso un’ingerenza indebita e illegittima del CONI. Ma, il problema non è quello che fa il CONI, che è oggettivamente una parte interessata, perché, ricordiamolo: il comitato promotore della candidatura per le olimpiadi di Roma nel 2024 non è un soggetto in house dell’Amministrazione municipale… no!?! Non è una persona giuridica a sé, non ha una sua partita IVA, e questo mi sembra interessante. Il CONI può dire quello che vuole, teniamo sempre presente che il CONI è un ente pubblico controllato dal MIPAC, potrà fare le attività che vuole, ma qui il problema è l’Amministrazione comunale. Il problema è l’Amministrazione comunale, che di fronte a dei cittadini che hanno attivato nel rispetto delle leggi, dello Statuto e dei regolamenti, una procedura referendaria, produce atti di questo tipo gravemente illegittimi e, come dire.. c’è anche un altro aspetto: la nota del CONI è del 6 maggio, fino a venerdì scorso non c’era stata notificata: perché tutto questo tempo e poi si produce solo di fronte alla pressione di due persone che stanno lì e dicono «noi venerdì pomeriggio alle sette non ce ne andiamo se non ci date i moduli?», perché non viene notificata e non ci è stata data notizia di questa cosa?

È proprio impostato male e in maniera illegittima, come se l’Amministrazione comunale non comprendesse qual è la procedura referendaria. Eppure già c’è stata un’esperienza, non recentissima ma recente, nel 2012, quando noi avevamo attivato altri referendum. Nel frattempo è cambiata la Commissione, è cambiato anche il segretario generale, ma la procedura è quella però.

 

   FRANCESCO MINGIARDI - Poi comunque c’è un altro aspetto, che non è solo quello dell’aggiudicazione finale dei giochi, ma anche tutto quello che c’è prima: i giochi vengono proposti, per proporre i giochi il Governo mette a disposizione un budget, questo budget viene speso, ci sono dei lavori e delle attività, quindi è un organo che già adesso “vive del sogno delle olimpiadi”. Sarebbe necessario che, a fronte di questo sogno legittimo, ci fosse da parte della pubblica amministrazione un rigore e un’attenzione  rispetto a quelle che sono le prerogative dei cittadini. Ripeto, questo è uno dei modi – il referendum – attraverso il quale i cittadini esercitano un loro diritto, è uno dei modi in cui si fa la democrazia diretta. È una cosa fondamentale per i cittadini, e questo rigore è mancato.

   ALESSANDRO CAPRICCIOLI - Aggiungo un’altra cosa, sottolineando quello che diceva Riccardo: oggi è mercoledì. Se noi venerdì non avessimo insistito per avere i moduli, cosa che poi ha fatto scaturire questo pezzo di carta, con ogni probabilità – anzi, io dico sicuramente – oggi ancora nessuno ci avrebbe comunicato questa presunta sospensione. E questa è una cosa molto grave, perché significa ce se noi non ci fossimo comportati in questo modo e non avessimo insistito, tutto il procedimento sarebbe ancora stato spostato più avanti. E ricordo – come diceva Francesco Mingiardi – che spostare tutto il procedimento in avanti significa far cadere uno dei tre mesi di raccolta firme, le 30.000 firme che servono per avere il referendum, nel mese di agosto, che significa, sostanzialmente, sottrarre un mese di raccolta firme alla raccolta firme utile in cui effettivamente si possono raccogliere le firme che servono. A me pare che, oltretutto, questa mancata comunicazione,  che è avvenuta soltanto quando noi abbiamo insistito in modo pressante, perché altrimenti non sarebbe avvenuta neanche venerdì, è un’ulteriore fatto gravissimo su cui ognuno può fare le sue considerazioni, ma che comunque io trovo quasi surreale, nel senso che oggi staremmo ancora ad aspettare.

 

   RICCARDO MAGI - Allora, se non ci sono altre domande io chiudo ricordando che, siccome siamo in campagna elettorale, uno dei punti più ricorrenti dei vari candidati è quello della partecipazione dei cittadini. E tra l’altro è stato spesso associato proprio alla candidatura delle olimpiadi, quindi faccio riferimento anche al Movimento 5 Stelle, che in queste ore sta scopiazzando una nostra campagna sui social legata a questa iniziativa e, ricordiamo appunto, che loro hanno detto di fare della partecipazione e degli strumenti di democrazia diretta un punto centrale, ma in tutti questi anni in questa città, di attività reale non è stata avviata da loro una iniziativa popolare, che si tratti di una delibera popolare o di un referendum, tantomeno su questo argomento sul quale loro dicono di avere le idee così chiare. Grazie a tutti.