Emergenza casa e assenza di efficaci politiche al riguardo. Parla Angelo Fascetti del sindacato ASIA-USB

Emergenza casa e assenza di efficaci politiche al riguardo. Parla Angelo Fascetti del sindacato ASIA-USB

ORA ZERO – TRASMISSIONE Nº95

 

Emergenza casa e assenza di efficaci politiche al riguardo.

Ai nostri microfoni Angelo Fascetti, rappresentante legale del sindacato ASIA-USB

 

   «C’è un’emergenza voluta, costruita negli ultimi quaranta anni, laddove a fronte di un’esigenza di un’edilizia a prezzo sociale si è sempre preferito dare spazio alla rendita parassitaria e alla speculazione edilizia. Per questa ragione oggi abbiamo una situazione nazionale drammatica. Per spiegare il problema dell’emergenza casa bisogna partire da un punto: l’edilizia pubblica, rispetto al dato nazionale che è rapportato al mercato della casa, si attesta al 3,5%, questo mentre negli altri Paesi aderenti all’Unione europea parte dal 20% in su. La crisi economica ha poi aggravato questa situazione».

 

   «È vergognoso il fatto che qualcuno stia alimentando campagne di stampa per far passare la logica che al centro di Roma ci debbano abitare soltanto i ricchi e non ci possono restare i poveracci. “Il Tempo” e “Il Messaggero” fanno capo a Caltagirone e Bonifazi, cioè sono i giornali dei palazzinari che a Roma hanno condizionato la città e che oggi ci ripropongono questa “aria fritta”, ma in realtà lo fanno per coprire i veri problemi di Roma, in modo particolare la vicenda dei piani di zona, un truffa ai danni dello Stato che sta emergendo giudiziariamente da un paio di anni e di cui loro ovviamente non parlano».

 

   «In Italia i costruttori privati continuano a edificare, cementificando così un territorio già disastrato sui piani urbanistico e idrogeologico, questo a fronte di una crisi del mercato immobiliare e della disponibilità di tre milioni di appartamenti attualmente vuoti, quindi liberi».

 

«Sembra che il problema casa non riguardi più le Istituzioni».

 

   ORA ZERO - Gentili ascoltatori di Radio Omega un cordiale buonasera da Gianluca Scagnetti. Nella trasmissione numero 95 di Ora Zero ci occuperemo di casa. Sarà una puntata un po’ diversa dal solito perché faremo “controinformazione”, diciamo. Oggi ospite ai nostri microfoni è Angelo Fascetti, storico leader della lotta per la casa a Roma e attualmente responsabile legale di ASIA-USB, cioè l’Associazione Inquilini e Abitanti, facente parte dell’Unione Sindacale di Base. Quindi una persona di scienza che sarà in grado di introdurci a questa tematica tanto interessante quanto scottante. Allora Fascetti: in che situazione è l’emergenza casa e l’edilizia pubblica in Italia oggi? Intanto, si può ancora parlare di “emergenza casa”?

 

   ANGELO FASCETTI - Ma, certamente. Si parla di emergenza casa perché c’è un’emergenza voluta, costruita, negli ultimi quaranta anni, laddove a fronte di un’esigenza di un’edilizia a prezzo sociale – che tra l’altro riceve una spinta anche dall’Europa, che fa sì che i Paesi aderenti comunque rispondano alla domanda di alloggi sociali – però di fronte a questa esigenza si è sempre preferito dare spazio alla rendita parassitaria e alla speculazione edilizia, che hanno condizionato le nostre vite e per questa ragione oggi abbiamo una situazione nazionale drammatica. Negli ultimi cinque anni sono stati dichiarati più di 350.000 sfratti, anche “grazie” alla crisi economica. Di questi ormai il 90% è costituito da casi di morosità perché la gente ha perso il lavoro e non riesce più a pagare i canoni di locazione, gli affitti, e non esiste un’alternativa perché nel frattempo l’edilizia pubblica è stata ridotta al ruolo di  Cenerentola. Addirittura ancora, presso la Cassa Depositi e Prestiti sono depositati un milione e mezzo di euro, fondi che è stato possibile ritirare fino al 1996, quindi fondi disponibili, ma nonostante siano disponibili da quella data non sono stati mai utilizzati, oppure in alcuni casi sono stati utilizzati – come sta succedendo nel caso dei cosiddetti piani di zona a Roma – sempre per favorire i costruttori.

 

   ORA ZERO - A questo ci arriveremo. Intanto cerchiamo di fornire qualche dato: c’è gente senza casa che non riesce ad avere la casa popolare, perché? Perché non si costruiscono più case popolari? E quanti sono in Italia? È un fenomeno che riguarda soltanto le grandi città?

 

   ANGELO FASCETTI – Per spiegare il problema dell’emergenza casa bisogna partire da un punto: l’edilizia pubblica, rispetto al dato nazionale che è rapportato al mercato della casa, si attesta al 3,5%, questo mentre negli altri Paesi aderenti all’Unione europea parte dal 20% in su. In Gran Bretagna questo rapporto raggiunge il livello del 23 % e in Olanda addirittura del 40%; in Germania quasi la metà della popolazione abita in affitto mentre in Italia, proprio a causa dell’emergenza abitativa, hanno costretto le persone ad acquistare la casa e spesso questi immobili sono di proprietà delle banche, ma soltanto quest’anno i dati ci dicono che a causa della crisi economica circa 500.000 cittadini italiani non riescono più a pagare i mutui. Insomma, hanno spinto la gente ad andare verso l’edilizia privata e alla fine siamo arrivati a questo. Nel nostro Paese non hanno più costruito case popolari – nel 1984 in Italia si costruirono 32.000 alloggi, mentre nel 2004 la cifra si è abbassata a 1.900, per peggiorare ulteriormente negli anni seguenti. Per cui le case popolari sono una cosa sporadica, ormai solo qualche progetto rimasto “fuori sacco”, ma in realtà stanno spingendo più per la dismissione del patrimonio pubblico, andando a contrastare le richieste dell’Europa, che ha indicato invece l’obiettivo dell’alloggio sociale.

 

   ORA ZERO - Ma dismettendo gli alloggi di proprietà dell’ATER e quelli dei comuni chi può acquistare si compra la casa dove fino a quel momento ha abitato in affitto, però chi non ha questa possibilità che cosa fa? Si rimette in graduatoria per l’assegnazione di un altro alloggio popolare? Finisce in mezzo alla strada?

 

   ANGELO FASCETTI – Per quanto riguarda l’edilizia pubblica, diciamo che almeno fino a oggi, la legge tutela chi non può comprare. Ma il problema è che se si riduce il “pacchetto” di case pubbliche, di fatto, non c’è una funzione calmieratrice e dopodiché scoppiano le guerre tra poveri per chi deve abitarle quelle poche case popolari rimaste. In realtà le case popolari dovrebbero essere assegnate a tutti, perché bisogna comprendere un concetto fondamentale: le case popolari non sono una “elargizione del governo”, un po’ come nel caso delle pensioni, ma sono soldi che hanno cacciato di tasca loro i lavoratori. Per cui la dice tutta quando si alimentano campagne di stampa – come stiamo assistendo in questi giorni – per indurre l’opinione pubblica a ritenere che sia scandaloso il fatto che una vecchietta di ottanta anni che da sessanta abita in una casa di edilizia residenziale pubblica a Piazza Navona (una casa beninteso, e lo sottolineo: pagata con i soldi dei lavoratori) pagando dieci euro di pigione a fronte di una pensione percepita pari a quattrocento euro mensili… L’edilizia pubblica è libera dalla speculazione, per cui quelli che affermano che quella vecchietta la si può cacciare via per mandarla ad abitare a Torbellamonaca così quello stesso alloggio poi se lo potranno affittare a tremila euro al mese, affermano una cosa che non è possibile fare! Per la ragione che quella casa, costruita con i soldi dei lavoratori, svolge quella funzione, oltreché, naturalmente, è vergognoso il fatto che qualcuno stia alimentando queste campagne di stampa per far passare la logica che al centro di Roma ci debbano abitare soltanto i ricchi e non ci possono restare i poveracci.

 

   ORA ZERO - Dunque, secondo lei è questa la logica alla base della recente campagna di stampa lanciata dal quotidiano romano “Il Tempo” e alla quale si sono poi affiancate testate come “Il Messaggero”? Ecco un titolo ad esempio: «Linea dura contro chi occupa. Il Comune parte con gli sfratti». Ma adesso, per latro, il Comune di Roma è commissariato…

 

   ANGELO FASCETTI – Intanto va ricordato che le proprietà di questi giornali fanno capo a Caltagirone e Bonifazi, cioè sono i giornali dei palazzinari che a Roma hanno condizionato la città e che oggi ci ripropongono questa “aria fritta”, ma in realtà lo fanno per coprire i veri problemi di Roma, come tra l’altro ho sentito dire anche dal prefetto Gabrielli (per fortuna), in modo particolare vorrebbero coprire questa vicenda dei piani di zona, che sta emergendo da un paio di anni e di cui loro ovviamente non ne parlano assolutamente…

 

   ORA ZERO - Ce la spiega brevemente?

 

   ANGELO FASCETTI – Si tratta degli unici interventi di edilizia pubblica – “tra virgolette” – indirizzati verso settori simili a quelli delle case popolari, gli alloggi sociali. Questi alloggi sociali sono stati costruiti su terreni pubblici concessi dal Comune di Roma, per la realizzazione dei quali a cooperative e a imprese, quindi tutti d’accordo, la Regione Lazio ha erogato fondi, in alcuni casi a fondo perduto. Quindi, ricapitolando: questi hanno costruito su terreni pubblici con soldi ricevuti dalla Regione però affittano – o in non pochi casi hanno venduto – gli alloggi realizzati a prezzi di mercato, anzi, in alcuni casi addirittura a prezzi superiori. Si tratta di una truffa ai danni dello Stato, perché su queste premesse lo Stato non può finanziare l’iniziativa privata, infatti i fondi erogati a fondo perduto avrebbero dovuto favorire i destinatari di questi alloggi. Ma la cosa assurda è che, nonostante siano stati edificati su aree pubbliche e grazie a finanziamenti pubblici, non sono state fatte graduatorie per l’assegnazione, bensì è stato lasciato tutto al libero arbitrio di queste cooperative e società costruttrici, che avrebbero dovuto garantire che chi entrava in queste case rientrava effettivamente nelle caratteristiche allo scopo stabilite dalla legge, cioè in emergenza abitativa.

 

   ORA ZERO - E alla fine come è andata?

 

   ANGELO FASCETTI – È successo che quelli che si trovavano in condizioni di emergenza abitativa non sono più stati in grado di pagare novecento euro di affitto. Noi abbiamo scoperto il motivo della truffa e abbiano sporto denuncia, ora è in corso un’inchiesta giudiziaria. La magistratura ha sequestrato i primi 326 alloggi, ma il fenomeno è molto più ampio, perché riguarda 30.000 famiglie soltanto nel territorio della Provincia di Roma. Casi analoghi li abbiamo scoperti anche in altre regioni italiane, ad esempio in Toscana e in Lombardia, è però nel Lazio che è più diffusa l’illegalità, aspetto che ha fatto sì che centinaia di famiglie che risultavano destinatarie dell’intervento pubblico oggi hanno lo sfratto. Hanno pagato canoni molto più elevati per anni, adesso che è esplosa la questione qualcuno è stato costretto ad abbassare i canoni, ma numerose famiglie che erano destinatarie non sono state più in grado di pagare perché con la crisi economica in atto molti loro componenti hanno perso il lavoro, dunque, paradossalmente, nonostante abbiano pagato di più adesso vengono sfrattate per morosità. Insomma, è stata completamente stravolta la funzione di questo patrimonio. Però, ci sono anche altre famiglie che hanno pagato regolarmente più di quello che avrebbero dovuto pagare, tuttavia, infrangendo la legge, queste società gli stanno richiedendo somme pari al doppio di quelle già versate e per chi si rifiuta c’è l’ingiunzione di sfratto. La funzione originaria di questi piani di zona era anche quella di “ricucire” il territorio, nella realtà le case sono state però assegnate in totale assenza di opere di urbanizzazione.

 

   ORA ZERO - In quali quartieri della città è avvenuto?

 

   ANGELO FASCETTI – A Castelverde non hanno neppure un sistema fognario, gli abitanti sono costretti a scaricare in fossa. Il costruttore si è fatto la villa bifamiliare con i soldi pubblici, cioè di tutti noi, è una vicenda che adesso abbiamo denunciato, ma che la dice lunga sulla gestione generale della cosa pubblica: da una parte le case popolari non sono state più costruite, mentre questo tipo di costruzioni che si indirizzavano più verso un settore “medio” della popolazione di fatto si sono rivelate uno strumento per regalare soldi ai privati in violazione delle norme di legge. Sono state emesse sentenze dal TAR del Lazio e dalla Corte di Cassazione che danno completamente ragione alle nostre tesi, in quanto statuiscono che si tratta di patrimonio che non può essere venduto se non ai prezzi stabiliti dalla legge e, quindi, non ci si può speculare sopra. Però, malgrado tutto ciò, il Comune di Roma – sia l’amministrazione di destra guidata dal sindaco Alemanno prima, sua quella di centrosinistra di Marino dopo, e adesso pure il commissario prefettizio Tronca – nonostante che anche il prefetto Gabrielli abbia sollecitato un intervento riguardo i piani di zona denunciandone le illegalità, nessuno si muove.

 

   ORA ZERO - Restiamo ancora un attimo sul tema del privato e del pubblico per parlare degli accordi di programma e delle concessioni edilizie. Intanto gli enti previdenziali (ENPAIA, ENASARCO, Cassa dei Ragionieri, eccetera) continuano a dismettere il loro patrimonio – a volte in modo contrastante con quelle che erano le loro funzioni pubbliche originarie –, e adesso è entrato in vigore anche il Decreto Renzi-Lupi, che consentirà di alienare il patrimonio abitativo pubblico. Nel frattempo, i costruttori privati continuano imperterriti a edificare, cementificando così il territorio. Ma in una fase di grave crisi economica come quella attuale restano però invenduti migliaia di appartamenti…

 

   ANGELO FASCETTI – I dati ultimamente resi disponibili dall’ISTAT parlano di tre milioni di alloggi vuoti, quindi liberi. In realtà, a livello nazionale sarebbero sette milioni, ma quelli volutamente tenuti vuoti sono tre milioni, dato che i restanti quattro sono seconde case o altro. Per cui facciamoci il conto: nella città di Roma siamo nell’ordine dei 200.000 alloggi vuoti però ci vogliono convincere che è necessario ancora costruire, l’unico problema è che non riescono più a vendere questo patrimonio, ma nessuno ne vuole prendere atto e nessuno, ad esempio, abbassa i prezzi…

 

   ORA ZERO - Qual’è il meccanismo che al costruttore privato rende egualmente conveniente l’operazione immobiliare? Il mutamento della destinazione d’uso del terreno di proprietà da agricolo a edificabile?

 

   ANGELO FASCETTI – Sicuramente questo, il fatto che poi i fondi immobiliari stanno monetizzando, per cui c’è un valore sulla carta che però non corrisponde alla realtà. Loro ritengono che questa crisi sia temporanea, quando nei fatti, da quello che si capisce, si tratta di una crisi globale ormai irreversibile. Quindi oggi noi stiamo concentrando molte delle nostre attenzioni sulla necessità di bilanciare il diritto alla casa attraverso lo sviluppo dell’edilizia pubblica, così come anche per gli altri settori, perché stanno privatizzando tutto. Si pensi al caso del Colosseo, dove l’80% del biglietto d’ingresso pagato dai visitatori finisce nelle tasche dei privati. Stano privatizzando le nostre vite e sulla casa stanno facendo la stessa operazione. Al contrario, oggi si deve rilanciare la lotta perché si utilizzi il patrimonio esistente e si recuperi quello degradato, ci sono aree dismesse nella nostra città, ma con la finalità di realizzare case per tutti, per chi non è in grado di pagare mille euro di affitto al mese, su questo stiamo conducendo la nostra battaglia.

 

   ORA ZERO - Un lavoratore precario del settore della logistica che percepisca 920 euro al mese come fa a pagare un affitto, anche di 800…

 

   ANGELO FASCETTI – Io rispondo a questi signori – e non è soltanto “Il Messaggero” e “Il Tempo”, ma anche “Ballarò” – che fanno passare l’idea, intervistando in periferia persone che pagano cento euro di affitto al mese, che quasi sorridevano. Però non hanno domandato a questo signore quanto guadagnava per pagare cento euro. Molti di questi giornalisti amplificano lo scandalo riportando il fatto che ci sono persone che pagano sette euro e mezzo di affitto al mese, ma non hanno domandato a nessuno le condizioni di queste persone che pagano questa cifra minima e poi, però, ne pagano ottanta di servizi, come oneri e accessori. Per cui si parte dai privilegi che hanno creato loro per i loro amici per poi colpire in realtà i poveracci. Noi stiamo combattendo da tanti anni per una gestione oculata delle case popolari, che se fosse fatta così soltanto a Roma diverrebbe possibile riassegnare 1.300 alloggi all’anno e lo stesso varrebbe per Milano, che ha lo stesso patrimonio. Ma questo patrimonio lo lasciano in balia del libero arbitrio e poi fanno campagne di stampa come quella attuale. Al riguardo basta riflettere sui crudi dati della realtà: nella città di Roma ci sono 7.000 famiglie che vivono con una pensione minima di 350 euro al mese in un alloggio popolare. Sono i famosi inquilini che pagano sette euro e mezzo. Questo però significa che cosa? Che il patrimonio svolge una funzione ben precisa, non come si afferma nel corso della campagna di stampa scandalistica, perché secondo loro è uno scandalo se uno che percepisce 350 euro di pensione paga sette euro e mezzo di affitto e settanta-ottanta di oneri accessori.

 

   ORA ZERO - Senta Fascetti, cosa può dirci invece riguardo alla vicenda oscura dei famigerati “residence” dove il Comune di Roma alloggiava sfrattati e senza casa?

 

   ANGELO FASCETTI – Dunque, i residence sono andati bene finché li affittavano agli “amici loro”, che ancora in parte glieli affittano…

 

   ORA ZERO - Come nel caso della famiglia di costruttori Armellini?

 

   ANGELO FASCETTI – Già, tuguri dove ancora vivono mille famiglie per i quali il Comune di Roma paga 2.700 euro al mese. Ma adesso, grazie proprio alla campagna di stampa scandalistica in atto li stanno chiudendo e la gente la mettono in mezzo alla strada. Quindi, o si paga 2.700 euro al mese altrimenti non ci sono alternative. Abbiamo dimostrato, per esempio a Napoli, che una soluzione la si è trovata, ma c’è voluta un’amministrazione municipale libera da intenti speculativi (quella del sindaco De Magistris appunto), dove in un caso di venticinque famiglie a rischio di sfratto – che da oltre venti anni abitava in un palazzo di proprietà della curia partenopea dove era ormai già arrivata la Celere per lo sgombero coatto disposto dalla magistratura su richiesta del vescovo che voleva riavere la disponibilità dello stabile – è intervenuto il sindaco che ha bloccato lo sgombero, ha raggiunto un accordo con la curia che prevede il pagamento da parte dell’amministrazione comunale di 3.000 euro al  mese complessivamente per tutte e venticinque le famiglie residenti. Ovviamente queste famiglie saranno tenute, ma sulla base del loro reddito, al pagamento di un contributo al Comune di Napoli. A Roma con più o meno la stessa somma il Comune paga ai palazzinari l’affitto di un tugurio di trenta-quaranta metri quadrati dove vive un’intera famiglia.

 

   ORA ZERO - In Italia ci sono tanti sindacati che si occupano della casa, perché allora questa problematica non emerge come dovrebbe? Voi di ASIA-USB vi interfacciate con gli amministratori pubblici e la politica?

 

   ANGELO FASCETTI – Oggi purtroppo la politica è complice di questo meccanismo, salvo alcuni casi di forze che sono nuove, sembra che il problema casa non riguardi più le Istituzioni. L’atteggiamento al riguardo è questo qui.

 

   ORA ZERO - E le forze politiche di sinistra?

 

   ANGELO FASCETTI – Sono anche loro dentro questa vicenda. Il problema qual è? Oggi i sindacati, che sono stati complici di questa politica, perché siedono nei consigli di amministrazione degli enti e quindi hanno favorito i processi di dismissione a prezzi di mercato del patrimonio immobiliare che amministravano. L’esempio fornito dall’ENASARCO è oltremodo evidente: hanno fatto l’accordo sui prezzi del 2010, quando il livello sul mercato era più alto, e stanno vendendo oggi case che valgono il 30% in meno ai prezzi del 2010, con i sindacati che si prodigano nel ruolo di mediatori immobiliari. Questa è la realtà, ma la politica non entra più dentro questa questione. A Napoli una giunta in discontinuità con tutto quello che è accaduto fino a oggi ha dimostrato invece che la politica può intervenire. Ma nelle grandi città, soprattutto a Roma, resiste però il malcostume, la vicenda di mafia capitale ha rappresentato solamente la punta dell’iceberg, perché molti dirigenti di strutture comunali sono dentro fino al collo a questa modalità di gestione e mantengono fermo il concetto che bisogna privatizzare la città.

 

   ORA ZERO - In conclusione Fascetti, abbiamo  un minuto scarso. La crisi economica ha incrementato il numero di persone sotto o vicine alla soglia di povertà, mentre il problema della casa ce lo ha descritto bene in questa intervista: quali potranno essere dunque le prospettive?

 

   ANGELO FASCETTI – A maggior ragione di fronte a questa situazione si rende necessaria, anche attraverso l’impiego di fondi pubblici, come ad esempio quelli destinati all’housing sociale. Se venissero utilizzati questi soldi, oltre alla nostra richiesta di messa a disposizione per il problema casa del 2% del bilancio dello Stato, perché fino a oggi non ha mai finanziato le politiche abitative, si potrebbero finanziare almeno un milione di case, perché questa è la necessità. Bisognerebbe fare come col piano Fanfani del dopoguerra che portò alla costruzione di 350.000 alloggi, dopodiché non c’è stato più un piano “vero” nazionale. Noi stiamo chiedendo che si rilanci l’edilizia pubblica attraverso il recupero del patrimonio esistente, la conversione delle aree dismesse e il risanamento delle città a cominciare dalle periferie attraverso l’edilizia pubblica.

 

   ORA ZERO - Ringraziamo per la sua disponibilità Angelo Fascetti, rappresentante legale del sindacato ASIA-USB. La puntata numero 95 di Ora Zero si conclude qui, vi ricordiamo che la trascrizione del testo di questa intervista è disponibile sul sito di Radio Omega, www.radioomega.it. A questo punto non mi resta che salutarvi, un cordiale buonasera e a presto da Gianluca Scagnetti.