ORA ZERO – TRASMISSIONE Nº91 Economia, situazione italiana e globale:ai nostri microfoni Giorgio Cremaschi: «La crisi è ricominciata quindi tutti diventano più cattivi. In Italia ci sono milioni di disoccupati e oggi chiudono più aziende di prima. La via di sviluppo fondata sulle multinazionali ci sta portando al disastro. Prima si comprende questo prima si comincia a cambiare».

ORA ZERO – TRASMISSIONE Nº91 Economia, situazione italiana e globale:ai nostri microfoni Giorgio Cremaschi: «La crisi è ricominciata quindi tutti diventano più cattivi. In Italia ci sono milioni di disoccupati e oggi chiudono più aziende di prima. La via di sviluppo fondata sulle multinazionali ci sta portando al disastro. Prima si comprende questo prima si comincia a cambiare».

ORA ZERO – TRASMISSIONE Nº91
Economia, situazione italiana e globale: ai nostri microfoni Giorgio Cremaschi:

«La crisi è ricominciata quindi tutti diventano più cattivi. In Italia ci sono milioni di disoccupati e oggi chiudono più aziende di prima.

La via di sviluppo fondata sulle multinazionali ci sta portando al disastro. Prima si comprende questo prima si comincia a cambiare».

ORA ZERO – Gentili ascoltatori di radio Omega un cordiale buonasera da Gianluca Scagnetti. Nella trasmissione numero 91 di Ora Zero affronteremo i temi dell’economia, dell’Europa e della particolare situazione italiana. Per farlo abbiamo ai nostri microfoni Giorgio Cremaschi: buonasera Cremaschi…

 

GIORGIO CREMASCHI - Buonasera a voi.

 

ORA ZERO – Allora Cremaschi: bacchettate dell’Europa al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, problemi che vengono al pettine… che cosa sta succedendo? Si fa una finanziaria in deficit in vista di una campagna elettorale e l’Europa alla fine la boccia?

 

GIORGIO CREMASCHI - Ma no, io credo che l’Europa non la boccerà perché non è in grado di farlo. Però, direi semplicemente che se dovessi dare un giudizio sintetico non avrei difficoltà ad affermare che la crisi è ricominciata e quindi ricomincia tutto, questa è la sostanza, quindi tutti diventano più cattivi. In questo anno e mezzo Renzi ha fatto la politica che voleva l’Europa: licenziamenti facili, privatizzazioni, spero che con i referenda si dica di no, ma intanto lo ha fatto, ha smantellato la Costituzione, ha reso più agevole il mercato, cioè ha fatto quello che chiedevano le banche e le multinazionali, quello che chiedeva sostanzialmente la lettera inviata da Draghi e Trichet nel 2011 al governo Berlusconi, che poi portò a tutti i governi successivi (Monti, Letta e Renzi). Ha realizzato il programma dell’Europa, solo che la realizzazione di questo programma coincide col fatto che la ripresa economica, di cui la propaganda di Renzi continua a parlare attraverso tutti i telegiornali, come tutte le persone normali si sono accorte, in realtà non c’è. La ripresa non c’è e, semplicemente, le aziende che non hanno chiuso vendono un po’, ma chi è rimasto fuori è rimasto fuori. Esistono dei dati che sono significativi e che possono essere letti in due modi e io li leggo nel modo secondo cui vanno letti. Siamo di fronte, per fare un esempio, al crollo della cassa integrazione. Il crollo della cassa integrazione, presentato dal governo come un gigantesco successo, ha ovviamente due facce: di un milione di cassa integrati, sì, duecentomila sono tornati a lavorare, ma ottocentomila sono diventati disoccupati. È come se un motore a scoppio a quattro cilindri cominci ad andare a tre: riesce a trovare un equilibrio e a bassa velocità va a tre, però va a tre. Ecco, l’Italia sta andando a tre cilindri…

 

ORA ZERO – Dunque un motore che non funziona bene?

 

GIORGIO CREMASCHI - Non recuperiamo nulla se non piccole cifre di quello che abbiamo perso nel passato. Abbiamo milioni di disoccupati e le crisi si accentuano, perché in questa situazione le aziende che non chiudono decidono di tagliare quelli che chiamano i “rami secchi”. In questo momento abbiamo più chiusure di aziende di prima, quindi adesso Renzi avrebbe bisogno di un po’ di soldi per alimentare la ripresa, siccome però, contemporaneamente, c’è la crisi cinese e in generale questa ripresa a livello mondiale non c’è e l’Europa, come ha fatto già qualche anno fa, reagisce alla crisi con la politica del rigore. Quindi Renzi va in Europa e dice di “aver fatto tutti i compiti a casa” e adesso – per capirci – vorrebbe avere qualche vacanza, qualche ora di ricreazione in più, ma l’Europa gli risponde di no perché siccome c’è la crisi e tutto il resto bisogna ricominciare a farli. E questo apre una situazione di crisi enorme, lo vediamo dalla borsa, che come sempre anticipa i fatti… noi siamo di fronte al fatto che sta ripartendo la crisi. Di fronte a questo le misure economiche prese dal governo Renzi rivelano tutta la loro fragilità, però è anche vero che, contemporaneamente, noi siamo di fronte al fatto che si rivela ancora una volta come l’Europa, che è l’Europa delle banche e della finanza, non sia in grado in nessun modo di garantire una ripresa del lavoro e dell’occupazione.

 

ORA ZERO - Sulla crisi resterei per trattarne in modo più ampio, ma intanto parlerei della borsa: che sta succedendo? Mettiamo un attimo da parte il caso cinese e i problemi in America, si è parlato di un attacco alle banche italiane. Il sistema bancario italiano, che è sotto stress perché non può riavere indietro i crediti precedentemente erogati, si trova davvero sotto l’attacco portato dal sistema finanziario internazionale?

 

GIORGIO CREMASCHI - Certo, è così. La verità è questa, per salvare le banche dei Paesi del Nord Europa (in particolare di Inghilterra, Germania e Francia) negli anni passati sono stati spesi – afferma la stessa Europa – 4.000 miliardi di euro, finanziamenti di soldi pubblici che a vario titolo hanno salvato le banche del Nord Europa. Questo stesso trattamento non viene fatto alle banche del Sud Europa, noi abbiamo dimenticato che ci sono sempre le “cavie” greche e quelle vicine alla Grecia che vengono utilizzate. A Cipro già è stata fatta la cura da cavallo contro il sistema bancario e contro i risparmiatori e gli azionisti, la Grecia ha sostanzialmente messo le sue banche in vendita e adesso tocca a noi. Che cosa ci viene detto? Ci viene detto che non ci possono essere interventi pubblici in favore delle banche e che le banche vanno salvate da quelli che ci mettono i soldi dentro. Dunque siamo di fronte al rischio di un massacro, perché all’interno di tutto questo c’è il rigore a senso unico dell’Europa – che poi, in realtà, è della Germania, che applica agli altri Paesi quello che non applica a sé stessa perché ha la forza per farlo – quindi il fatto che l’Europa sia fin dall’inizio la sede per un gioco truccato, e poi di nuovo, ripeto, l’aggravarsi della crisi. Siamo sempre lì: cos’è che fa vedere il “buco”? Si afferma che le banche italiane abbiano un buco di 300 miliardi di euro, ma cosa sono questi 300 miliardi? Sono soldi che hanno prestato che pensano di non riavere indietro. E perché? Perché quelli a cui hanno prestato questi soldi sono andati in malora o altre cose, come aziende che sono fallite oppure cittadini che sono stati licenziati e hanno perso il loro posto di lavoro. Si chiamano sofferenze. Questo è un dato italiano ma anche mondiale, io vorrei ricordare che la crisi dell’economia mondiale è iniziata quando le banche americane, e parliamo ancora del 2007-2008, scoprirono che i soldi che avevano prestato ai cittadini per comprarsi la casa non li avrebbero mai riavuti indietro. Poi hanno attaccato il contagio al resto del mondo, perché per coprirsi dal rischio derivante dall’aver prestato dei soldi a dei cittadini con il dubbio che questi poi non glieli potessero restituire, distribuendo in giro per il mondo questo stesso rischio con i cosiddetti “titoli derivati” messi sul mercato. Questo ci dice tre cose: la prima è che il meccanismo finanziario della crisi è ancora tutto in piedi; la seconda è che se ci fosse una vera ripresa economica non ci sarebbe la crisi bancaria, perché i cittadini o le imprese non si troverebbero nella rischiosa condizione di non poter restituire i soldi alle banche, quindi questo è un segnale di crisi economica reale; terzo, che tutte le misure che vengono adottate sono misure che aggravano la crisi, cioè sono misure liberiste fatte apposta per impedire un serio intervento pubblico. La verità è che l’unica strada per affrontare la crisi bancaria sarebbe un intervento di nazionalizzazione, senza regali ad alcuno naturalmente, anzi…

 

ORA ZERO – Qua c’è qualcuno che ha sollevato il problema delle fondazioni bancarie…

 

GIORGIO CREMASCHI - Sì, però guardi, tutti questi problemi ci sono, ma io vorrei evitare quello che normalmente si fa in Italia: come dice il saggio cinese, uno indica la luna e tutti si mettono a discutere del dito. È chiaro che c’è il papà della signora Boschi e c’è un problema di scandalo dei ruoli del governo e probabilmente la signora Boschi farebbe bene a dimettersi, è chiaro che ci sono stati consigli di amministrazione “allegri” e cose del genere, tutto questo è però il “contorno”, perché il “piatto forte” è una crisi bancaria che è figlia della crisi economica ed è anche figlia del fatto che si continuano a fare politiche di rigore, di tagli e di privatizzazioni che stanno portando alla situazione greca. La verità è che noi non usciamo dal rischio di diventare come la Grecia.

 

ORA ZERO – Cremaschi, adesso le metto sul tavolo alcuni elementi. Restiamo all’Italia: come si supera la crisi? Tra mille difficoltà il sistema-paese esporta ancora un po’ qualcosa, poi però ci sono problemi di investimenti pubblici e di mercato interno, che sono entrambi scarsi…

 

GIORGIO CREMASCHI - Ma assolutamente sì. Il dato ultimo che ci viene fornito, cioè quello che afferma che noi abbiamo una frenata economica – perché questo ci dicono i dati, nell’ultimo mese la produzione industriale è stata in calo – e contemporaneamente un aumento delle esportazioni è la dimostrazione che la linea di politica economica liberista, che per capirci è quella voluta dall’Europa, che vuole che ogni Paese aumenti le esportazioni, ci sta mandando al collasso, questo perché noi aumentiamo le esportazioni ma le aumentiamo in un mondo che si sta fermando sul piano economico. Quindi l’aumento delle esportazioni corrisponde quasi a una caduta delle esportazioni e questo, in soldoni, vuol dire quello che è successo in Grecia, dove sono sempre meno le fabbriche che lavorano e le uniche che ancora riescono un po’ a lavorare sono quelle che vendono la roba all’estero. Ma siccome il mercato all’estero sta calando questo non riesce a compensare tutto quello che si chiude, quindi è chiaro che si tratta di un meccanismo che rischia di imprigionarci in quello che si definisce un “circolo vizioso” nel quale si inseguono spazi sempre più piccoli mediante operazioni destinate sempre più al fallimento, o nella migliore delle ipotesi a costare tantissimo. Nella sostanza non è una via per recuperare l’occupazione. Però, mi permetta, io non credo neanche che la si voglia davvero perseguire, perché al di là delle chiacchere noi abbiamo ormai in Europa una quantità di disoccupazione, e parliamo di decine di milioni di persone, che può essere recuperata solo attraverso una gigantesca opera di investimenti pubblici, attraverso l’aumento dei salari e dei consumi e attraverso altre politiche economiche. Cioè l’esatto opposto delle politiche di austerità…

 

ORA ZERO – Potrebbe entrarci il “salario di cittadinanza” o interventi di welfare del genere?

 

GIORGIO CREMASCHI - Ma sì, però, guardi: io sono a favore del salario di cittadinanza, però il salario di cittadinanza non è che sostituisce il fatto che uno debba avere una società nella quale metà delle persone lavorano – magari ricattate come è succede oggi per paura di perdere il posto di lavoro, e lavorano a cinquanta ore alla settimana – e l’altra metà percepisce il reddito di cittadinanza, questa è una società che non sta in piedi. Il reddito di cittadinanza serve per reggere i periodi nei quali si hanno, ad esempio, enormi problemi di ristrutturazione industriale, eccetera. Certo che c’è un periodo nel quale la gente può darsi che non trovi un posto di lavoro e quindi è una misura di emergenza, ma non è la soluzione. La soluzione è – io credo – il diritto al lavoro a tutti e quindi anche, e di questo non se ne parla mai, la riduzione dell’orario di lavoro. Bisogna che si lavori meno e che si lavori tutti, questa è l’unica soluzione, ma per fare questo è necessario un grande programma di investimenti pubblici. Tutte queste cose, però, non è che non si fanno perché non si vogliono fare, non si fanno perché non le vogliono fare le banche e le multinazionali che oggi governano l’Europa.

 

ORA ZERO – In conclusione le vorrei chiedere due cose: la Grecia è scomparsa completamente dal panorama mediatico, ma quali sono le condizioni attuali in quel Paese? La seconda domanda è invece sulle prospettive della Cina…

 

GIORGIO CREMASCHI - Lei sulla Grecia in realtà mi ha posto due domande in una: la prima è perché non se ne parla e al seconda e su cosa stia succedendo. Perché non se ne parla è semplice: in Italia il sistema mediatico è nelle mani delle grandi multinazionali e non a caso quando si parla di libertà di informazione noi siamo all’ottantesimo posto nella graduatoria mondiale. In Italia la gente non sa niente. Io credo che il primo principio per informarsi sia quello di non dare assolutamente credito a ciò che dicono i grandi giornali e le radiotelevisioni, perché è tutta propaganda. La Grecia non interessa più perché altrimenti si dovrebbe dire che sta venendo fuori un massacro. Il governo di Atene è stato costretto a piegarsi e ad accettare un memorandum terrificante e si è finito per bruciare una casa che era già bruciata: l’economia greca non sta assolutamente ripartendo, tutte le condizioni del popolo greco sono peggiorate e l’unica vera cosa è che purtroppo c’è una grande depressione politica e culturale, perché naturalmente i greci avevano sperato in una soluzione migliore, anche perché avevano votato no al referendum, ma c’è una grande situazione di depressione popolare e nella sostanza il paese è in default come prima, con però più disoccupati, senza più una sanità pubblica, insomma: con un disastro che va avanti. Non è stato risolto niente in Grecia, però ovviamente si deve tacere perché altrimenti uno si domanda: “Ma com’è che adesso si fanno le stesse politiche che vuole l’Unione europea e la Grecia dalla crisi non ne esce?” Perché sono proprio quelle politiche che l’aggravano.

 

ORA ZERO – Parliamo delle prospettive. Adesso stiamo osservando quello che accade in Cina, anche se lì la situazione è molto complessa dalle trasformazioni in atto e l’ingresso nell’economia dei capitali privati, con il conseguente grosso scontro a livello politico per il controllo delle grandi aziende di stato. Però il prodotto interno lordo è crollato anche lì e le autorità di Pechino hanno fornito dati diversi da quelli reali. Nel frattempo alcuni segnali negativi incominciano a registrarsi anche sull’altra sponda del Pacifico, negli Usa. Cosa si prospetta all’orizzonte? Il sistema europeo messo a dura prova dalla pressione migratoria dal Sud del mondo e dalla crisi economica interna, di fronte a una nuova fase di crisi economica mondiale è in grado di reggere?

 

GIORGIO CREMASCHI - Io non ho la sfera di cristallo, è difficile fare una previsione. Credo che il dato di fondo sia che questo meccanismo economico-finanziario si sia inceppato. Un’idea che la finanza continui a espandersi e la Cina continui a produrre per tutti è un’idea finita. La Cina ha una crescita del 6%… ma quanto dovrebbe crescere? Del 10%? Lo ha fatto fino ad adesso, e il fatto che ora cresca del 6% è comunque una cifra enorme. Io devo ricordare che l’Italia, che è l’Italia, se va bene cresce un po’ meno dell’1%. Siamo di fronte all’esaurimento di un modello economico e dobbiamo trovare altre strade: il cavallo è stanco e non corre più ed è inutile frustarlo, o si trova un’altra soluzione oppure muore, e noi che ci siamo sopra cadiamo in terra. Non c’è più la possibilità di continuare con l’espansione che c’è stata in questi anni per tutte le imprese, tra l’altro la Cina ha anche problemi enormi di inquinamento, quindi dovrà trovare un modello di crescita più giusto, che distribuisca meglio la ricchezza prodotta, non fondato sulla borsa. Lo stato cinese in questi mesi sta praticamente finanziando la borsa affinché questa non crolli, sembra incredibile da noi ma è così: il governo di Pechino sta comprando le azioni, quindi tra un po’ il governo si troverà padrone di una montagna di azioni e, nei fatti, avrà rinazionalizzato una parte enorme dell’economia che in precedenza aveva posto sul mercato. Quindi mi pare evidente che si debbano trovare altre strade: eguaglianza, tutela dell’ambiente, intervento pubblico. La via di sviluppo fondata sulle multinazionali ci sta portando al disastro. Prima si comprende questo prima si comincia a cambiare.

 

ORA ZERO – Ringraziamo Giorgio Cremaschi per la sua disponibilità. La puntata numero 91 di Ora Zero si conclude qui, un cordiale buonasera e a presto da Gianluca Scagnetti.