ORA ZERO 90 – Mediterraneo: Paolo Gentiloni, Re Abdallah di Giordania, Claudio Descalzi

ORA ZERO 90 – Mediterraneo: Paolo Gentiloni, Re Abdallah di Giordania, Claudio Descalzi

ORA ZERO – TRASMISSIONE Nº90

   Gentili ascoltatori di Radio Omega un cordiale buonasera da Gianluca Scagnetti.
Riprende un nuovo ciclo di ORA ZERO, la trasmissione di approfondimento che va in onda il giovedì pomeriggio alle ore 18:30 e, in replica, il lunedì alle ore 08:00. Come di consueto, cercheremo di approfondire le tematiche di maggiore interesse – e non saranno certo poche – attraverso i nostri redazionali, le analisi e i contributi di tutti coloro i quali parleranno ai nostri microfoni. La novità di quest’anno è rappresentata da uno spazio dedicato sul sito Internet della nostra emittente dove potrete trovare sia i testi delle trasmissioni di ORA ZERO andate precedentemente in onda che altre notizie ed approfondimenti.
    Oggi, nel primo incontro di questa nuova serie, tratteremo della situazione in atto nel bacino del Mediterraneo e lo faremo approfittando degli spunti che nei giorni scorsi ci sono stati forniti da due tra i più importanti think tank italiani, lo IAI (Istituto affari internazionali) e l’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale).
    Il 30 novembre scorso, nel prestigioso Palazzo Rondinini di Via del Corso a Roma, alla presenza del Presidente della Commissione Difesa Nicola Latorre, è stato presentato il Quaderno IAI Nº15, studio di Alessandro Marrone e Michele Nones sul tema della sicurezza nel Mediterraneo e delle sue implicazioni per l’Italia. Attualmente il Mediterraneo costituisce uno spazio geopolitico estremamente interconnesso che negli ultimi anni ha visto aumentare drammaticamente al suo interno l’instabilità, la conflittualità e l’insicurezza.
    Il quaderno pubblicato dallo IAI intende fornire un contributo alla riflessione su questi problemi, affrontando le tematiche mediante un approccio omnicomprensivo e pragmatico. Lo fa analizzando l’arco di crisi nel mondo arabo, collegando l’instabilità e la conflittualità attuali alle dinamiche socio-politiche, religiose e geopolitiche. Ponendo il Mediterraneo al centro dell’analisi nei termini degli interscambi commerciali tra i Paesi rivieraschi, dei traffici navali e dell’economia del mare. Concentrando le attenzioni sui produttori di materie prime energetiche del Nord Africa, sui giacimenti dei fondali marini e sulle politiche energetiche europee nella regione. Il quaderno dello IAI analizza infine le posizioni della NATO e dei suoi principali Stati membri rispetto ai temi della sicurezza nell’area, con un focus specifico sulla strategia marittima dell’Alleanza atlantica, affrontando anche la recente strategia dell’Unione europea. Il lavoro di Marrone e Nones si conclude con una visione prospettica attraverso un’ottica italiana dell’euromediterraneo, area di intervento prioritaria per lo strumento militare italiano, inclusa ovviamente la sua componente navale, come per altro evidenziato negli ultimi anni dagli impegni profusi nel fronteggiare l’emergenza migratoria.
    Un’ulteriore spunto per affrontare le tematiche relative al Mediterraneo è stato poi fornito dalla conferenza organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e dall’ISPI che ha avuto luogo sempre a Roma, dal 10 al 12 dicembre, all’Hotel Parco dei Principi e che ha visto la partecipazione di numerosi capi di stato, ministri, diplomatici, analisti ed esponenti del mondo dell’economia e dell’industria. Rome Mediterranean Dialogues ha inteso gettare le basi per una nuova agenda affinché la regione cessi di essere percepita solo come sinonimo di crisi e instabilità e torni invece un luogo di opportunità. Al centro degli interventi la sicurezza e lo sviluppo economico. Sono state discusse nuove misure per la prevenzione dei conflitti, per la lotta al terrorismo e il rafforzamento delle partenership commerciali tra le due sponde del bacino. Inoltre, sono state affrontate le tematiche relative a migrazioni, energie rinnovabili, fenomeni di radicalizzazione religiosa e governance regionale.
    Di seguito vi proponiamo gli interventi del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni Silveri, del Re di Giordania Abdullah II Bin al-Hussein e dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. Buon ascolto e un cordiale buonasera da Gianluca Scagnetti.

 

Paolo Gentiloni Silveri - Vostra Maestà, Presidente Napolitano, Presidente Renzi, autorità, è un grande piacere per me dare il benvenuto a tutti voi a questa conferenza spendendo qualche parola in inglese. Desidero innanzitutto esprimere il mio vivo ringraziamento all’ISPI per l’organizzazione della conferenza odierna e un sentito grazie anche agli sponsor della conferenza.
La conferenza si svolge in un momento particolarmente complesso per il Mediterraneo, i vari attacchi terroristici, la minaccia di Daesh, le crisi in Siria, Libia, Iraq e Yemen, lo stallo del processo in Medio Oriente, il flusso di migranti che raggiungono le nostre soglie hanno trasformato la regione nell’epicentro del disordine globale. L’Italia sta lavorando alacremente per assicurarsi che il Mediterraneo divenga il centro delle priorità nelle agende internazionali, è questo è proprio lo sfondo sul quale si apre la conferenza odierna, nella quale verranno focalizzate le attenzioni su quelle che sono le questioni più importanti nell’ambito del Mediterraneo. Quindi sconfiggere Daesh, attivare un processo di transizione politica in Siria e stabilire un governo di accordo internazionale in Libia.
Ma la conferenza si pone anche altri due obiettivi: innanzitutto dobbiamo andare oltre la crisi attuale e riflettere su come riedificare a medio termine un ordine regionale nell’ambito del Mediterraneo; il secondo obiettivo della conferenza attiene allo sviluppo di un’agenda positiva per la regione. Il     Mediterraneo non è soltanto fonte di divisione e di conflitto, il Mediterraneo offre anche grandi opportunità che debbono essere colte.
Signore e signori, la storia del Mediterraneo è una storia di pluralismo, una storia fatta da varie culture e da varie religioni e se oggi le esigenze più pressanti sono proprio quelle di offrire sicurezza ai cittadini sconfiggendo Daesh anche ricorrendo all’opzione militare ovviamente, a lungo termine sarà attraverso la cultura che noi potremo superare le sfide e, a tale riguardo, la conferenza Dialogo Med potrebbe proporre nuovi spunti e prospettive per i Paesi dal sud e dal vecchio continente hanno un destino comune a collaborare e cooperare. È essenziale che noi europei non abbiamo alcun dubbio su quello che è in gioco, ovvero, il Mediterraneo non è un’emergenza temporanea, piuttosto un luogo dove il futuro dell’Europa si svolge.
Grazie della vostra cortese attenzione e un benvenuto a tutti voi.

 

Abdullah II Bin al-Hussein - Nel nome di Allah il Clemente e il Misericordioso, cari amici, signor Presidente, Premier Renzi, ministro degli Esteri Gentiloni, eccellenze, signore e signori, vi ringrazio tutti. È per me un onore aprire i lavori della prima conferenza dei Rome Mediterranean Dialogues. So di parlare a nome di tutti nell’esprimere un sentito ringraziamento alle Autorità italiane per aver organizzato questo incontro in un momento così critico.
Cari amici, questa conferenza porta avanti un dialogo decisivo. Per secoli i popoli del Medio Oriente, dell’Europa e del Nord Africa sono stati in contatto attraverso il commercio, la cooperazione e la conoscenza. Comunichiamo mediante l’arte e la cultura di un passato comune, tramite un patrimonio culturale di siti millenari e la vibrante modernità di città poste su entrambi i lati del Mediterraneo.   Parliamo idiomi diversi, ma la condivisione di valori comuni ci unisce in un unico linguaggio, quello della tolleranza, della pace e del rispetto reciproco. Ai nostri giorni questo fondamentale dialogo è stato oggetto di crudeli attacchi, i terroristi che hanno colpito Parigi a novembre, o quelli che attaccarono Amman dieci anni fa, e tutti coloro che stanno operando nel mondo usando al violenza hanno come scopo non solo la distruzione ma anche far tacere le voci della tolleranza e della cooperazione creando dissidi e divisioni al nostro interno. Il punto è che noi ci solleveremo insieme o cadremo insieme, le nostre regioni sono connesse praticamente in ogni modo. Fino a quando le economie nazionali, i sistemi politici falliscono i rifugiati fuggono, i gruppi estremistici trovano un riparo. Il cambiamento climatico prosciuga pozzi e terre agricole e milioni di giovani non riescono a trovare un’occupazione. L’impatto non potrà essere semplicemente arginato o ignorato, quelle che una volta erano sfide nazionali ora sono divenute sempre di più sfide internazionali. Ma è questa stessa interdipendenza che ci da il potere di reagire, all’interno della nostra vasta regione mediterranea la cooperazione sblocca straordinarie potenzialità di forgiare il nostro futuro attraverso misure economiche, diplomatiche e di sicurezza comuni, ma soprattutto proteggendo i nostri valori fondamentali che sosterranno il nostro futuro. L’assoluta necessità cooperare è ancora più evidente nella crisi regionale dei rifugiati che si sta affrontando ora. Negli ultimi anni l’Italia e gli altri Paesi europei sono stati testimoni di un continuo afflusso di gente disperata. I giordani comprendono il coraggio e lo spirito umanitario che vi viene richiesto, perché anche il nostro Paese ha dovuto far fronte a un’emergenza di rifugiati ancora più grande e da più tempo. La Giordania attualmente ospita 1.400.000 siriani, uno per ogni cinque giordani, un quarto del nostro bilancio nazionale, ovvero il 25% è devoluto a tutte le spese relative alla questione dei rifugiati. Per i giordani la compassione è un dovere morale, ma la realtà è che solo la Giordania e pochi altri Paesi nella regione si stanno accollando questa crisi dei rifugiati per conto dell’intera comunità internazionale. La risposta a questa crisi non può essere gestita solamente a livello di aiuti di emergenza, ma per quanto vitali essi siano ci deve essere un impegno omnicomprensivo e globale per gestire una crisi che, realisticamente parlando, non finirà presto.
In termini economici significa sostegno allo sviluppo sostenibile, creare occupazione e reddito, significa, insieme a noi, realizzare programmi di cooperazione, potenziare accordi commerciali e fornire assistenza alle nostre infrastrutture di sviluppo. In questo modo l’Europa può aiutare a costruire una regione mediterranea più forte, con opportunità per entrambe le regioni. Signore e signori, la Giordania ha collaborato attivamente con la comunità internazionale per un approccio omnicomprensivo alle sfide che i terroristi ci pongono. Io dissi fin dall’inizio che si sta combattendo una guerra all’interno dell’islam contro dei criminali islamici e, come dolorosamente abbiamo potuto vedere, questi terroristi, questi criminali stanno minacciando il mondo intero, non risparmiano nessuno. Non rispettano nessun confine, né morale né geografico. Il Medio Oriente, l’Africa, l’Asia, l’Europa, le Americhe, l’Australia sono stati tutti degli obiettivi. Questa è una guerra che dobbiamo combattere e vincere come comunità globale unita.
Il nostro impegno si deve collocare all’interno di una strategia più ampio di politiche militari, diplomatiche e di sviluppo. In Siria una soluzione politica è l’unica alternativa auspicabile affinché questo Paese possa godere di un futuro credibile, aperto a tutti e non di parte, in grado di salvaguardare la sua unità e indipendenza. Sono fiducioso che i colloqui di Vienna possano portare a un avanzamento del processo di pacificazione del Paese.
Ovunque nel mondo dobbiamo sostenere i principi che ci uniscono, oggi è la Giornata internazionale dei diritti umani, ma fino a quando il popolo palestinese non avrà ottenuto i suoi diritti milioni di persone al mondo continueranno a essere scettiche sulla realtà della giustizia mondiale. Una strategia propagandistica di terrore prospera su questo conflitto e noi tutti ne paghiamo lo scotto.
Signore e signori, il rispetto reciproco è davvero il fondamento di ogni collaborazione, dobbiamo assolutamente capire quanto siamo tutti profondamente connessi: i musulmani europei sono parte del tessuto sociale e storico dei loro paesi, proprio come gli arabi cristiani lo sono del Medio Oriente. I Paesi europei a maggioranza musulmana nei Balcani sono parte del futuro della regione, così come le nostre regioni sono parte integrante di un futuro globale condiviso. Né l’odio né la persecuzione delle minoranze possono essere giustificati o tollerati in alcun modo, questo è il messaggio che noi dobbiamo trasmettere alla prossima generazione. L’islam impone la misericordia e la compassione e sostiene la eguale dignità di ogni essere umano, il profeta Maometto che sia benedetto ha detto: «Non puoi essere considerato un credente fino a quando non amerai il tuo prossimo come te stesso». Questa regola d’oro si riscontra anche nel cristianesimo, nell’ebraismo e anche in altre religioni. Questo è il messaggio che dobbiamo trasmettere alla prossima generazione.
Cari amici, alla base della nostra collaborazione e di partenariato ci sono i valori della collaborazione e dell’aiuto reciproco, le nostre regioni andranno avanti solo insieme. Questa è più di una realtà pragmatica, riflette la forza morale che ci sostiene e ci sosterrà. Questo è il messaggio che dobbiamo trasmettere alla prossima generazione, non solo attraverso i nostri insegnamenti ma anche attraverso le nostre azioni. Qui ai dialoghi Rom Med le vostre voci potranno trasmettere questo messaggio, salvaguardare e far progredire tutti i valori che noi condividiamo e sui quali si fondano società tolleranti, stabili e aperte.
Auguro a tutti voi il massimo successo, grazie.

 

Claudio Descalzi - Maestà, eccellenze, signore e signori, in un mondo così complesso dal punto di vista energetico e geopolitico abbiamo subito colto e supportato questa importante occasione di dialogo sul Mediterraneo.
Eni è un’azienda globale che opera in 83 paesi, ma innanzitutto è un’azienda italiana. L’Italia occupa un ruolo strategico nel Mediterraneo ed Eni da oltre sessant’anni è presente in quasi tutti i Paesi della regione.
Le sfide che ci troviamo ad affrontare si situano in un contesto di forte cambiamento caratterizzato da una riduzione strutturale dei prezzi delle materie prime, da discontinuità geopolitica, discontinuità nelle scelte energetiche relative al cambiamento climatico. Di fronte a questi cambiamenti strutturali quale deve essere la risposta dell’industria?
Prima di tutto mirare a un giusto equilibrio tra la ricerca del profitto e la creazione del valore nel lungo termine, differenti mix energetici e maggiori investimenti per accesso all’energia nei Paesi in via di sviluppo. Modellare obiettivi di business bilanciando creazioni di profitto e valore a supporto dello sviluppo dei Paesi in cui operiamo è l’essenza del modello Eni. Infatti Eni si è sempre impegnata da decenni a cercare e produrre gas non solo per l’esportazione ma anche per la generazione dell’energia elettrica per uso locale, contribuendo così a migliorare il mix energetico e a ridurre le emissioni. In questo contesto, in questo senso, in Mediterraneo abbiamo una grande sfida e una grande responsabilità: costruire modelli di cooperazione per sviluppare le enormi risorse energetiche della regione e dare accesso all’energia alle popolazioni. Infatti, proprio sviluppando le risorse locali per un uso locale nei Paesi si innesca un processo di crescita e stabilità, che sono le condizioni principali per la sicurezza e lo sviluppo.
Per arrivare ai nostri giorni, la grande scoperta di Eni in Egitto si pone in questo contesto e crea dinamiche nuove cambiando completamente le prospettive di sviluppo per i Paesi del Nord Africa e, in particolare, dell’Egitto. Da un lato garantisce l’autosufficienza energetica dell’Egitto per i prossimi decenni e la disponibilità di gas a costi contenuti, stimolando così la crescita economica e lo sviluppo di una delle nazioni più popolose dell’Africa. Dall’altro opera come volano per lo sviluppo di altre risorse dei paesi limitrofi di Cipro e di Israele e in futuro anche dei giacimenti libici e libanesi. Se, infatti, i Paesi coinvolti riusciranno a collaborare nella creazione di nuove infrastrutture necessarie e lo sfruttamento di quelle esistenti, ci sono tutte le condizioni per la creazione di un hub del gas in Mediterraneo che possa portare ricchezza e prosperità in tutta la regione e alla diversificazione di fonti energetiche per l’Europa. La grande disponibilità di gas nel Mediterraneo potrà favorire lo sviluppo di una politica europea che, coerentemente con gli obiettivi di decarbonizzazione, riconosca al gas il ruolo di fonte ideale da associare alla produzione di energia rinnovabile. Ma nel Mediterraneo con queste scoperte si configura un progetto ancora più ambizioso: creare un corridoio Sud-Nord tra Africa ed Europa, un canale non solo energetico, ma anche di unione, di sviluppo sociale e di stabilità che metta in comunicazione due continenti che sono complementari in materia energetica e che possono crescere insieme. Solo con un’Africa forte e stabile si può costruire la sicurezza e il futuro dell’Europa. L’Europa e l’Africa devono investire in questo progetto con un progetto chiaro e definito che vada la di là delle frammentazioni fra i popoli e degli egoismi degli stati e miri a creare valore nel lungo termine. L’Italia ed Eni stanno investendo molto nella costruzione di questo futuro per creare una connessione fisica, energetica e di sviluppo tra i due continenti che garantisca prosperità e sicurezza. L’Italia, infatti, è in una posizione strategica e ha una capacità in termini di infrastrutture e per una connessione naturale tra i due continenti e per dare all’Europa una grande opportunità di diversificazione delle risorse energetiche. Eni è in prima linea in questo importante progetto operando sulle due sponde, Nord e Sud del Mediterraneo, usando l’energia come un fattore che lega e unisce l’Africa, il Medio Oriente e l’Europa. Grazie.