ISRAELE, NUCLEARE: ANALISTI USA STIMANO IN 115 IL NUMERO DELLE TESTATE DI GUERRA ATTUALMENTE DISPONIBILI

ISRAELE, NUCLEARE: ANALISTI USA STIMANO IN 115 IL NUMERO DELLE TESTATE DI GUERRA ATTUALMENTE DISPONIBILI

ISRAELE, NUCLEARE: ANALISTI USA STIMANO IN 115 IL NUMERO
DELLE TESTATE DI GUERRA ATTUALMENTE DISPONIBILI

   (Redazione FS, 21 novmbre 2015) – Israele avrebbe accumulato 115 testate nucleari dal momento dello sviluppo della sua prima arma atomica avvenuto nel 1967, poco prima della Guerra dei Sei Giorni, lo afferma un rapporto pubblicato questa settimana da un think tank statunitense, l’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale I risultati dello studio sono stati resi noti il 19 novembre e in essi viene fatto riferimento al possesso da parte dello Stato ebraico di circa 660 chilogrammi di plutonio, materiale fissile prodotto presso il reattore di Dimona, stimandone inoltre la capacità in termini di testate nucleari nel numero di 115. Altre ricerche effettuate di recente hanno condotto a una stima di 80-200 testate, seppure il numero reale degli ordigni attualmente disponibili dagli israeliani permanga ancora oggi segreto.
Sulla base del medesimo studio, un’arma nucleare singola recherebbe nella sua testata da tre a cinque chilogrammi di plutonio, ma il totale della produzione di questo materiale non sarebbe stato interamente installato in ordigni, facendo pensare agli analisti che l’effettiva quantità di essi sia minore. Il rapporto, redatto sotto la supervisione di David Albright, un ex ispettore dell’Onu, sostiene inoltre che Israele conterebbe su una vasto parco mezzi per lo schieramento e il lancio. Dal 1960, periodo nel quale Tel Aviv ha potuto sviluppare il missile Jericho grazie all’aiuto della Francia, nel Paese sono stati prodotti diversi vettori sempre più potenti e precisi. Lo stesso Albright ha confermato che Tsahal è in grado di lanciare i propri missili da crociera armati di testata nucleare dai suoi sottomarini Dolphin.
Lo Stato ebraico ha sempre mantenuto un atteggiamento di ambiguità riguardo alla sua politica nucleare, non ammettendo apertamente, ma neppure negando l’avvio di un programma nucleare a fini militari. Esso, inoltre, non ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare. Le attività in questo strategico settore vennero ancor più alla luce nel 1986, quando si verificò il caso Mordechai Vanunu, ebreo di origini marocchine impiegato per anni come tecnico all’interno degli impianti nucleari di Dimona. Vanunu, messosi in contatto con la stampa britannica e americana, rivelò alcuni particolari sul programma nucleare militare in atto nel proprio Paese. Sequestrato a Roma dopo essere stato adescato da una cittadina statunitense collaboratrice del Mossad, venne tradotto a forza in Israele dove, condannato da un tribunale per il reato di alto tradimento, trascorse diciotto anni di detenzione in carcere, venendo infine rilasciato nel 2004.